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ALESSANDRA MIO SI RACCONTA A BASKET ROSA


"Per me la pallacanestro è stata, ed è prima di tutto, un divertimento. Mi piace il ritmo del gioco, il suono della retina, l'esultanza per una bella giocata, il contatto fisico, l'intensità che genera fatica: poesia in movimento". Alessandra Mio: semplicemente straordinaria. "La mia vita da cestista è cominciata presto, a 6 anni, quando mio padre voleva farmi provare il basket, primo ed unico sport che io abbia provato da piccola e di cui ho scoperto essere portata. D'altronde, sin da subito la mia altezza e le mie dimensioni sono state fuori dalla media, fino a raggiungere i 185 cm di adesso che mi hanno sempre reso un pivot a tutti gli effetti". Una carriera giocata - la sua - davvero strepitosa: "La mia prima società è stata la Libertas Sporting Club Udine", incalza Alessandra, "dove ho passato tutte le categorie giovanili fino all'esordio in serie A2 quando avevo 15 anni. Mi sono tolta moltissime soddisfazioni in termini di risultati tra interzone, finali nazionali e convocazioni nelle rappresentative. Poi sono passata alla Libertas Basket School Udine, dove ho concluso il mio percorso giovanile e continuato quello in prima squadra tra serie B, A3 e A2. L' impegno è sempre stato notevole da tutti i punti di vista: fisico, mentale e di tempo; più di una volta sono andata ad allenamento contro voglia, ma ho sempre nutrito una passione ed una dedizione talmente smisurate che non mi hanno mai fatto saltare i miei impegni sportivi se non per motivi seri". Ma il suo rapporto con la palla a spicchi non è sempre stato rose e fiori: "Infatti, poco dopo l'inizio della stagione 2014/15, mi sono rotta il legamento crociato anteriore del ginocchio destro, mi sono operata e ho ricominciato ad allenarmi soltanto la stagione successiva (2015/16). Ma c'era ancora qualcosa che non andava e a metà campionato l'amara scoperta: stesso ginocchio, stesso legamento nuovamente rotto. Mi sono sottoposta ad un secondo intervento e, con tempi di recupero più lunghi, dopo un anno ho potuto ricominciare ad allenarmi (a metà stagione 2016/17), anno di una promozione in A2 che purtroppo non ho giocato e di cui non mi sono sentita partecipe, neanche emotivamente. La stagione 2017/18 è stata, per me, quella del ritorno alla normalità ma, dopo 3 stagioni trascorse più fuori dal campo a fare riabilitazione e anche se il mio posto in prima squadra c'era, ero quasi fuori dalle rotazioni. Ero arrivata ad un punto in cui ero stanca di dare il mio tempo alla pallacanestro, di darle tutto per non ricevere niente, che si vincesse o si perdesse per me non c'era differenza. Mi ripetevo solo che volevo smettere, anche se non l'avrei mai fatto". Ma, ancora una volta, esce tutta la forza di Alessandra Mio: "Dalla sfortuna di 2 gravi infortuni, ho potuto cogliere un'opportunità che mi avrebbe tenuta lo stesso in campo. Infatti, nell'anno del mio primo infortunio, ho cominciato a dare una mano come assistente e preparatore fisico nei gruppi minibasket e giovanili, ruoli che poi si sono consolidati negli anni. Intanto, preso atto che ormai il campionato di A2 non era più compatibile con i miei impegni di preparatore/allenatore e con il mio ruolo di giocatrice, ho deciso di lasciare la società di Udine e di scendere di categoria andando a giocare per la Libertas Pallacanestro Cussignacco. Qui ho ritrovato l'amore per questo sport ed il coinvolgimento emotivo ma, soprattutto, ho ritrovato minutaggi importanti in campo. Sono passata da non voler più entrare in un palazzetto a passarci quasi tutte le giornate: infatti, attualmente alleno 3 gruppi minibasket tra le società di Cussignacco e della Libertas Pasian di Prato e sono assistente/preparatore in U16 femminile a Cussignacco; inoltre, ormai da 3 anni, sono preparatore fisico della rappresentativa regionale del Friuli-Venezia Giulia". Ma non è tutto: "Della mia passione per lo sport ne ho fatto anche un percorso di studi iscrivendomi al corso di Scienze Motorie presso l'Università di Udine da cui mi laureerò a marzo di quest'anno con una tesi sperimentale sulla prevenzione degli infortuni al crociato anteriore nella pallacanestro femminile. Dopo la laurea intendo continuare a specializzare le mie competenze con l'ambizione, un giorno, di poter lavorare come rieducatore motorio e sportivo ma senza rinunciare alle mie vesti di istruttore minibasket, assistente allenatore e preparatore fisico.... ruolo, quest'ultimo, per cui ho già in programma l'iscrizione al corso nazionale. Un'altra mia aspirazione - infatti - è quella di fare carriera come preparatore fisico, ma quasi sempre mi sento di dire che è un lavoro che non mi permetterebbe di guadagnare abbastanza per vivere e soprattutto che una figura femminile per questo ruolo è poco credibile, soprattutto in squadre maschili. Mi piacerebbe, un giorno, smentire queste voci. Essere contemporaneamente sia una giocatrice che un'allenatrice per me è un'enorme fortuna, perchè posso sfruttare la mia esperienza in campo e renderla insegnamento alle giocatrici e giocatori che incontro, indipendentemente dalla loro età". Una forza della natura, Alessandra Mio: "Mi reputo un'allenatrice e un preparatore esigente; essere ancora giocatrice mi permette di immedesimarmi nelle mie atlete, aiutandomi a capire quando sto chiedendo troppo ma non rinunciando mai alla battuta per rendere sereno e stimolante il clima in palestra. In campo ed in spogliatoio amo scherzare. Mi reputo una giocatrice altruista, comunico molto sia in attacco che in difesa e preferisco rinunciare ad un tiro per creare un assist o far segnare una compagna, ma ci sono anche i momenti in cui mi arrabbio con me stessa per non  aver osato di più. Vivo di pallacanestro, mi muovo come una trottola da una palestra all'altra e ogni tanto penso che vorrei prendermi delle pause per abbassare i ritmi ma, quando succede, sento subito l'esigenza di fare qualcosa.... non mi fermo mai. Neanche d'estate, per lavoro con i camp e i ritiri e, per svago, con i pomeriggi passati al campetto e ai tornei a prendere botte e stoppate dai ragazzi, ma divertendomi e amando quello che faccio". Enrico Ferranti. PH: Mario Brioschi, @EROLÀFOTO19, Roberto Comuzzo.

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