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Antonio d'Albero si racconta a Basket Rosa

. "La mia passione per la pallacanestro ha origini soprattutto  grazie alla città in cui sono nato e cresciuto, Caserta". Coach Antonio d'Albero inizia così a parlarci di lui. Allenatore e uomo di indubbio spessore con un amore viscerale per la palla a spicchi: "Da piccolo" - le sue parole - "ho vissuto l'era in cui la Juvecaserta vinse lo scudetto, tanti bambini dell'epoca vennero proiettati verso questo meraviglioso sport e così anch'io iniziai a giocare a minibasket nella società della LBL; ancora oggi - in veste di allenatore - provo le stesse emozioni di allora". Una carriera da condottiero - la sua - iniziata quando giocava nelle giovanili, all'età di 18 anni con i suoi primi gruppi: inizialmente nella LBL e poi nella Juvecaserta. Non difetta certo in doti Antonio d'Albero ed i risultati, prestigiosi, hanno messo in luce (ancora oggi è così) tutto il suo valore: "Dopo aver allenato a Caserta", incalza il coach, "ho iniziato a girare prima in Italia (Napoli, Sulmona, Milano, Firenze) poi all'estero arricchendomi, non solo di splendide esperienze sportive, ma anche di vita lavorando in Islanda, Svezia, Danimarca, Aruba, Lussemburgo e Stati Uniti. A tutti i miei giocatori/giocatrici trasmetto la mia passione e ricevo in cambio la voglia che mi trasporta ogni giorno in palestra". Significative alcune riflessioni: "Seguo molto il basket femminile italiano anche se negli ultimi anni ho allenato tanto in campionati esteri di serie A. Ad inizio stagione sono stato anche a Chianciano Terme per la prima giornata di campionato per restare sempre più aggiornato su ciò che accade nella nostra realtà; devo dire che mi è piaciuto molto vedere in campo un mix di tante giovani supportate da giocatrici che da anni tengono duro e si fanno valere.... è stato bello anche riabbracciare giocatrici che ho allenato e rivedere cestiste straniere che ho affrontato all'estero". "In qualsiasi nazione d'Europa dove ho allenato", prosegue coach Antonio d'Albero facendo un confronto con casa nostra, "ho trovato palazzetti più moderni ed attrezzati rispetto ai nostri. Prima di lavorare in quei contesti non mi sarei mai immaginato quanto questo elemento potesse già fare la differenza in tanti aspetti anche del gioco. Dalle giovanili alle prime squadre trascorrono gran parte delle giornate nelle strutture, in aree attrezzate, ristoro, aree studio per i ragazzi che possono effettuare i compiti prima e dopo gli allenamenti; aree di fisioterapia, palestre fitness e vasche per lavori differenziati o connessi all'allenamento sul parquet, aspetto - questo - che mi è stato sempre molto utile per collaborare al meglio con il resto dello staff e mantenere il contatto con i giocatori infortunati anche durante il loro recupero. In Italia, inoltre, vi è lo stress e l'obbligo di raggiungere il risultato inteso come vittoria più che la crescita: questo - spesso - logora la vera essenza della pallacanestro e di tutto lo sport in generale. Sicuramente nel nostro Paese c'è tanta passione per il basket anche in versione femminile, nonostante un calo d'interesse - facendo un confronto con il passato - quando una serie A2 portava più gente nei palazzetti di quanto ora lo faccia una partita di A1. Voglio confidare nei tanti adddetti ai lavori che quotidianamente fanno sacrifici per mantenere il movimento in vita". Entrando un po' più nel dettaglio di questo professionista (ed uomo) esemplare: "A dire la verità sono molto riservato sotto questo punto di vista, però chi mi conosce in ambito sportivo mi associa molto con mia moglie Florencia Palacios (Flo); siamo una coppia molto unita anche nel lavoro, essendo lei una giocatrice di basket e - negli ultimi anni - anche allenatrice nelle giovanili nei vari club dove abbiamo lavorato insieme. Da due mesi la nostra famiglia si è allargata con l'arrivo di Eric che ogni giorno ci riempie il cuore di gioia con i suoi bellissimi occhi che ovviamente ha preso da me (esclama sorridendo)". I sogni nel cassetto e i progetti futuri? "I sogni, nel mio lavoro, non finiscono mai. Posso dire di essere stato fortunato per averne realizzati tanti che mi ero prefissato e, ogni volta, me ne pongo altri. Sicuramente mi piacerebbe ottenere un nuovo lavoro con una Nazionale dopo aver avuto esperienze con le Nazionali della Macedonia, della Giamaica e di Aruba.... perchè regala un'emozione unica e anche dopo aver lavorato durante l'ultima NBA Summer League a Las Vegas mi piacerebbe ripetere un'esperienza simile negli Stati Uniti. Momentaneamente per la prossima stagione ho due discorsi avviati per l'estero, però voglio aspettare la fine della pandemia per valutare bene e anche se dovesse arrivare la possibilità di allenare in Italia così da far stare Eric vicino al resto della famiglia". In conclusione, un pensiero rivolto a questa emergenza sanitaria: "Cerco di viverla nel migliore dei modi soprattutto perchè Eric, che è nato in concomitanza con l'inizuo del lockdown in Italia, ci tiene impegnati nel corso delle giornate... quindi non è stata dura fino ad ora per noi vivere questa situazione. Con il basket ne approfitto per aggiornarmi più del solito e lavorando con alcune organizzazioni estere di scouting di cui faccio parte, naturalmente da casa e grazie alla tecnologia. Ne usciremo rotti come molti altri Paesi, nella pallacanestro possiamo però cogliere l'occasione per ripartire dalla base con molta più passione dopo essere stati per troppo tempo lontani da ciò che ci piace di più".  Davvero un esempio Antonio d'Albero... un faro, un punto di riferimento speciale. La pallacanestro nostrana ha ancora tanto bisogno di lui; l'auspicio è di rivederlo - già dalla prossima stagione - ad allenare nel nostro campionato. Enrico Ferranti.

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