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ELISA VARRONE SI RACCONTA A BASKET ROSA.


"La pallacanestro - per me - è una grande passione: non mi importa a che livello giocarlo, in che categoria, se in una squadra maschile o femminile, se in un palazzetto con parquet, se in un pala-freezer o al campetto, con 0 gradi o 40.... è una cosa di cui non posso fare a meno". Ma la palla a spicchi, per Elisa Varrone (classe 1993), è anche molto di più: "È la mia valvola di sfogo, lo considero il mio posto felice, mi fa staccare la testa quando sono triste o nervosa. Riesco sempre a divertirmi e trascorrere dei bei momenti. Devo dire grazie a questo meraviglioso sport perchè ha sicuramente contribuito nella formazione del mio carattere; mi considero una persona tenace e che non si arrende facilmente, aspetto indispensabile anche per il lavoro che faccio. Mi ha insegnato l'importanza della gestione del tempo, così come in campo anche nella vita di tutti i giorni". Cestista dalle qualità tecniche ed umane eccelse, Elisa.... una passione - la sua - nata molto presto: "Il mio amore per il basket è sbocciato all'età di 7 anni", le sue parole, "in un paesino della collina est di Trento quando, dopo un anno di ginnastica artistica, ho deciso di seguire mio fratello in una squadra di soli maschietti. Mi sono bastati pochi minuti per capire che in quella palestra ci avrei passato tutti i miei pomeriggi, e per di più quei poveretti dei miei vicini si sono ritrovati a sopportare una bimba che trascorreva ore e ore a palleggiare sopra la loro testa. Da quel momento la pallacanestro non mi ha mai abbandonata, e con il tempo sono riuscita a convincere anche altre mie amiche a giocare allargando sempre di più la cerchia femminile, tenendo testa a quei maschietti che iniziavano addirittura a temerci". Ma entriamo più nel dettaglio della sua carriera giocata: "Crescendo non era più possibile giocare in una squadra mista e, non essendoci un numero di ragazze sufficienti, ci siamo unite a ragazze di altre squadre trentine. Ho avuto la fortuna di avere dei buoni allenatori fin da piccola che mi hanno insegnato tutto, trasmesso tanta passione, vista crescere e fatta divertire, soprattutto Coach Uolter che considero quasi un secondo papà. Dopo qualche anno di giovanili sono arrivate anche le convocazioni in prima squadra, e da quel momento ho militato in diverse realtà trentine come Aquila Basket, Rovereto e Riva del Garda in serie C e B. Durante questi anni ho avuto anche modo di far parte della Rappresentativa Regionale e potermi confrontare con ragazze di tutta Italia partecipando al Trofeo delle Regioni, oltre alla fortuna di allenarmi tutte le domeniche mattina con il Progetto Azzurrina. Vivevo di pane e basket e non avrei mai pensato di dover smettere di giocare fino a che non ho iniziato l'Università, Biotecnologie a Trento. Dopo aver tenuto botta il primo anno, mi sono resa conto che le mie 2 più grandi passioni erano inconciliabili, quindi ho deciso di dedicarmi principalmente agli esperimenti in laboratorio ma sapevo che sarebbe stato solo un arrivederci e non un addio. Difatti gli studi mi portarono a Bologna, città che trasuda basket in ogni angolo (la Basket City d'Italia). Qui mi sono sentita subito un po' a casa, buona parte della storia della pallacanestro italiana è passata dal capoluogo emiliano, quindi come potevo resistere alla tentazione di rimettermi le scarpe da gioco e riprendere in mano quel pallone a spicchi? Ricominciai ad andare al campetto, ero tornata a quando ero piccolina. Nel 2018 ho ripreso ad allenarmi nella squadra Club del Pulmino che, nonostante la partecipazione al campionato CSI, vantava nel roster buone giocatrici e siamo arrivate in finale. Inoltre, per recuperare il tempo perso, ho fatto la pazzia di giocare anche nella squadra maschile del Casalecchio Sasquatch nel campionato UISP: inaspettatamente possono tesserare anche le ragazze, anche se nelle altre squadre non ne ho vista mezza. Quest'anno milito nella squadra bolognese del Lungoreno che partecipa al campionato di serie C, oltre a continuare ad andare a prendere botte e stoppate, ma talvolta anche qualche soddisfazione, con i ragazzi. Adoro l'estate, o meglio, la stagione del campetto che per me dura tutto l'anno. Partecipo a mille tornei a Bologna e in Trentino insieme alla balotta dei "kiwi", un gruppo di amici che condivide con me questa passione". Elisa Varrone sottolinea alcuni altri aspetti di lei: "Una mia qualità credo sia la capacità di restare calma e concentrata anche in momenti chiave della partita e di coinvolgere tutti durante il gioco. Sono playmaker e gestisco il gioco, ma mi piace anche tirare ed ho un buon tiro dalla media. Una mia debolezza è forse quella di arrabbiarmi un po' troppo con me stessa quando vedo che è una giornata no e non riesco a dare il contributo che vorrei alla squadra, preferendo passare di più la palla invece che avere fiducia e prendermi comunque dei buoni tiri. Adesso sto facendo il dottorato a Bologna in Oncologia, Ematologia e Patologia: faccio ricerca in laboratorio in ambito medico. Nonostante questo mi porti ad occupare gran parte delle mie giornate, sto continuando a giocare perchè non posso farne a meno. I miei progetti futuri prevedono - per il momento - di concludere al meglio il dottorato con l'obiettivo di continuare a fare la Ricercatrice e, nello stesso tempo, cercare anche di avere il tempo da dedicare a questo bellissimo sport". La conclusione è davvero meravigliosa e rispecchia tutta la grandezza di Elisa: "Trovare la bellezza nel basket non vuol dire solo vincere, ma la bellezza è fatta dalle relazioni che uno si crea e che coltiva. Il basket è un mezzo di aggregazione perfetto, crea dinamiche paritarie, una passione comune, talvolta con divergenze.... e qua a Bologna si sente in modo particolare visti i 2 schieramenti Virtus e Fortitudo, ma è il bello di Basket City: qualsiasi motivo è una scusa per affondare "i cugini". Sarò eternamente grata alla pallacanestro perchè mi ha permesso di conoscere persone che sono diventate importanti nella mia vita, ho fatto nuove amicizie e ho punti di riferimento anche lontano da casa. Anche grazie a questo sport ora Bologna è casa, ed io sono sempre quella bambina che gioca al campetto, si allena, ma che ha smesso di palleggiare in casa, per la quale la palla a spicchi è una costante di vita". Enrico Ferranti. Foto realizzata da Marcello Coslovi

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