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FRANCESCA MARCHIONI SI RACCONTA.


"La pallacanestro, per me, è tutto: in primis ti fa capire che - nonostante i sacrifici e le rinunce - arrivano grandi soddisfazioni. Insegna disciplina, rispetto, sacrificio, amicizia e soprattutto insegna a non arrendersi mai. Trasmette dei valori che porterai anche fuori dal campo, come ad esempio il saper lavorare in squadra. La passione è il comune denominatore per chi pratica questo sport e poi rappresenta divertimento, istinto, aggressività e grinta. Il basket è amore incondizionato". Francesca Marchioni ha la pallacanestro nel DNA e lo si scorge già da questo suo primo pensiero che racchiude tutta la sua grandezza, non solo nel parquet; un esempio importantissimo, un punto di riferimento significativo. Classe 1986, in campo giocava come Guardia-Ala. Una passione per la palla a spicchi nata all'età di 8 anni: "Ho iniziato a giocare perchè già si erano iscritti i compagni di classe e poi non ho più smesso", le sue parole. "Il mio percorso cestistico è partito da Godega di Sant'Urbano (TV), un piccolo paese in cui vivo. Ho giocato sempre con i maschi finchè, quando avevo 13 anni, si è formata la prima squadra femminile. Da lì ho seguito tutta la trafila delle giovanili e, a 17 anni, giocavo sia nel campionato Juniores che nella serie B nazionale (a Porcia). Poi finalmente sono passata ai Giants Marghera in A2 (2006-2007) ed è stato l'anno più bello che ricordi in assoluto. Nella stagione 2007-2008 ho giocato a Vigarano (B1 e A2) dove sono rimasta fino al 2010 (anno della promozione in A2), poi Alpo (VR) ed infine nuovamente a Marghera". All'età di 26 anni - nella stagione 2011-2012 - Francesca Marchioni ha dovuto abbandonare la carriera giocata: "Purtroppo ho avuto 2 infortuni al crociato (sempre lo stesso ginocchio) e, nonostante la mia testa dura, mi sono resa conto che non era il caso di andare oltre. È stata una decisione sofferta anche perchè, dopo vari alti e bassi, avevo ritrovato la forma perfetta. Dopo un ottimo allenamento mi sono ritrovata il giorno successivo con il ginocchio gonfio che mi impediva di correre; lì ho deciso che non avrei più continuato. Terminata la stagione ho appeso le scarpe al chiodo e per 2 anni ho staccato completamente la spina". Ma che giocatrice era? "Era difficile farmi innervosire", incalza Francesca, "avevo iniziativa in attacco, ma sapevo anche giocare di squadra. Sono sempre stata molto grintosa e, grazie anche al mio fisico, mi piaceva giocarmela spesso 1vs1.... ma avevo anche un buon arresto e tiro; ero una marcatrice. Nonostante ciò mi piaceva anche "stressare" in difesa, quindi se c'erano le giornate "NO" contavo su questo. Giocando 2 ruoli dovevo imparare perfettamente gli schemi, ma a volte non era proprio così.... poi a causa degli infortuni ho perso un po' di sicurezza in attacco". Una fuoriclasse a tutto tondo che non resiste alla sua più grande passione: "Nel 2015 ho portato a termine il corso Fip per Istruttori regionali di minibasket, alleno da 4 anni. Appena finito il corso ho iniziato ad allenare dove sono cresciuta, a Godega di Sant'Urbano. Alleno 2 gruppi di bimbi, l'età varia: il primo dai 4 ai 7 anni ed il secondo da 8 a 10 anni. Mi reputo un'allenatrice seria ed esigente con i più grandi, ma do spazio al dialogo e a volte alle battute. Cerco di parlare molto con i bimbi per farli sentire tutti importanti. Giocosa e meno rigida con i piccolini; per me la regola principale è: non togliere il divertimento. Cerco di trasmettere la passione per questo sport e la disciplina. Le vittorie più grandi sono quelle date dai bimbi che magari volevano fare un altro sport, ma che l'anno successivo si ripresentano in palestra e ti dicono: "Sai, io amo il basket". E guai chi arriva in ritardo! Ogni minuto è un giro di campo". Francesca ci parla di lei più ancora più nel dettaglio: "Sono sempre stata una fan, anzi la fan numero 1 di Ginobili, da Reggio Calabria a Bologna all'Nba. Non mi sono persa un singolo istante della sua carriera e ho 2 foto (fatte al Palaverde nel 2000-2001) e autografo con dedica. Ho studiato all'Università Ca' Foscari di Venezia e ho una laurea triennale in lingue (spagnolo e inglese). Non ho mai fatto Erasmus per il basket  (ecco perchè vi ho parlato di scelte e sacrifici), ma non rimpiango nulla su ciò che ho e non ho fatto. Sono diventata mamma nel 2016 e ho un cagnolone che ho chiamato Shaq, il mio pastore tedesco (come notate il basket mi accompagna anche nella vita normale).... crescendo, infatti, è diventato XXL proprio come Shaquille O'Neal. Dal 2018 lavoro nell'impresa di onoranze funebri di mio fratello (Memorial) e mai avrei pensato di intraprendere questo percorso: mi trovo bene e sono contenta. Prima di firmare il contratto, però, ho messo la clausola "continuo ad allenare i bimbi". Progetti futuri? "Forse il tesserino da allenatrice. Forse perchè tra famiglia, cagnolone, lavoro, allenamenti con i bimbi e allenamenti con la serie C, la mia vita è più che impegnativa.... ma va bene così". È un libro aperto Francesca Marchioni, una ragazza che continuerà a dare ancora tantissimo alla pallacanestro.

C'è ancora tanto bisogno di lei e delle sue notevoli qualità. 

Enrico Ferranti.

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