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Il #Diario di Sara Madera - vol.1

Partiamo con una nuova rubrica all'interno del nostro blog, con l’intento di dare visibilità e voce ai giovani talenti di casa nostra, apriamo la rubrica Diario, dove Sara Madera talento labronico classe 2000, che vanta quattro scudetti giovanili con la Reyer Venezia e ha iniziato a dimostrare le sue capacità a livello Europeo e Mondiale di categoria, con abnegazione e lavoro per un grande sogno, quello di tante ragazzine che calcano i campi da gioco in tutto il mondo con la palla a spicchi in mano, ma cosa fa, quanto si allena e come, che pensieri passano per la testa di un prospetto che gli addetti ai lavori hanno inserito in vari migliori quintetti, seppur sotto età, si è predestinati o si lavora più e meglio di altri, queste e tante altre domande ci sono sorte a noi di Basket Rosa e abbiamo pensato che possa essere interessante sapere quel che da fuori sembra facile, o che troppe volte si apostrofa con “ma lei è fortunata” o si minimizza il lavoro con “ è ma lei ha talento”.

Sara ha accolto con gioia e noi ne siamo onorati, saranno più puntate scritte da lei e poi concluderemo noi di Basket Rosa, perché non sia un mero diario di appunti ma uno spunto, uno stimolo a tutti i veri appassionati di pallacanestro!

Ringraziamo il club Le Mura Lucca per la disponibilità dimostrataci


L'ESTATE AZZURRA (e un po' d'orata) lo aggiungiamo noi


4/07/2019

Questa è la data di inizio della mia estate azzurra. L’inizio di un mese ricco di sacrificio, acciacchi vari compensati con tanti momenti di gioia ed entusiasmo. Quel raduno per me è stato diverso rispetto agli altri: venivo da due anni in cui giocavo poco ed avevo recuperato da una frattura al piede risalente all’estate precedente, ma mi sono messa in gioco, consapevole di trovarmi - forse - “indietro” rispetto alle mie coetanee. Indietro perchè mi mancavano minuti nelle gambe, mi mancava il ritmo partita: insomma, era una sfida, prima di tutto con me stessa. Sono partita, come tutti gli anni, come tutte le estati, con un’adrenalina pazzesca, con una voglia di allenarmi e di giocare più grande di me. Il mese in cui andavo incontro non sarebbe stato molto facile, gli allenamenti sarebbero stati molto tosti, ma ho ritrovato la voglia di allenarmi, ho ritrovato il grande fuoco dentro di me che ti aiuta a spingerti oltre i tuoi limiti, quella “voglia” che ti fa continuare nonostante la stanchezza e le difficoltà.





Non è stato facile per me giocare con gente che aveva minuti nelle gambe, per un motivo molto semplice: non avevo più fiducia in me stessa. Ho avuto la fortuna di avere una staff super, il quale credeva molto in me e nella squadra: questo mi ha aiutato veramente tanto. Avevo difficoltà nelle cose semplici, solo dovuta alla mancanza di allenamento. In questo periodo di raduno però non mi sono demoralizzata, in campo ceravo di dare il meglio di me e mi focalizzavo sulle situazioni che servivano alla squadra. Le amichevoli durante la preparazione, per me, sono state un vero banco di prova per ritrovare pian piano in ritmo gara.




01/08/2019 Partenza per Klatovy. Due giorni dopo avremmo cominciato il nostro europeo. Eravamo molto cariche, emozionate, come se fosse stato il nostro primo campionato europeo.




Probabilmente non eravamo consapevoli delle nostre potenzialità, forse il “mondo esterno” si aspettava molto da noi (probabilmente perché questa annata aveva vinto un bronzo europeo e la prima medaglia d’argento per l’Italia ai mondiali U.17), forse ci siamo fatte “schiacciare” dall’ansia, a mio avviso, inutile.

Forse ci sentivamo solo non pronte, o forse doveva proprio cominciare così. La nostra partenza non è stata brillante. Abbiamo perso la prima partita contro l’Olanda allo scadere, su una nostra distrazione difensiva. Il giorno dopo abbiamo perso di 18 contro la Francia, squadra candidata a vincere il titolo insieme alla Spagna. La domande che mi hanno fatto maggiormente sono state: “C'è stato un momento in cui ci avete "creduto" di meno? Qual è stata la vostra reazione, dopo le due sconfitte?” La prima partita del nostro percorso ci aveva dato una bella batosta: non ce lo aspettavamo, non lo avevamo preventivato, ma nonostante ciò non c’è stato un momento in cui non ci abbiamo creduto, o ci siamo demoralizzate; anzi, le due sconfitte iniziali ci hanno dato consapevolezza dei nostri limiti e delle nostre possibilità. Ci siamo radunate, da vera squadra ci siamo parlate faccia a faccia, cioè quello che a mio avviso manca nei club: avere il coraggio di dirsi i problemi, senza giudicare o prenderlo sul personale, ma accettare le “critiche” in modo costruttivo. Così è stato e credo che questo sia stato il nostro punto di svolta, permettendoci di mettere in campo la coesione che c’era fuori e lasciando fuori gli egoismi che potevano nuocere alla squadra. La partita contro la Germania, vinta con uno scarto rilevante, è stata secondo me l’emblema della nostra reazione e coesione: ci ha portato a credere che sarebbe iniziato lì il nostro “vero” Europeo. Nonostante questo, il percorso non è stato per niente facile: ci aspettava la partita da dentro - fuori contro la Repubblica Ceca, le padrone di casa di questa manifestazione. È stata una partita giocata su ritmi molto alti, sempre molto equilibrata. Come si dice in gergo, abbiamo avuto le “palle” di portarcela a casa: credo sia scontato dire eravamo al settimo cielo. Abbiamo battuto le padrone di casa, cosa poteva capitarci di peggio? Ve lo dico subito: la Spagna ai quarti di finale e, se avessimo vinto, la Francia in semifinale.

Prima della partita contro la Repubblica Ceca, durante il giorno di riposo, c’eravamo nuovamente radunate per parlare delle nostre partite, cercando di capire quale sarebbe stato il nostro percorso. Le alternative erano solo due: non entrare nemmeno nelle prime otto d’Europa, o potercela giocare per qualcosa di grande.

Non volevamo fare progetti (anche perché la scaramanzia regnava sovrana), volevamo giocarcela, una partita alla volta, un obiettivo dietro l’altro. Dopo la Repubblica Ceca arriva la Spagna, dopo la vittoria con la Spagna arriva nuovamente la Francia. Non si finisce mai; inevitabilmente, perché sono convinta che sudore, fatica, lacrime e gioia non potevano portarci da nessun’altra parte. Vinciamo anche contro di loro con una Super partita di Squadra: ognuno aveva portato il proprio mattoncino per costruire un qualcosa di fantasmagorico.



. . . Conitnua . . .






credit foto: FIBA.com ; Italbasket; S.Z, Pandolfo2019, Baracetti2019.










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