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Il #Diario di Sara Madera - vol.2

Secondo appuntamento con la nostra rubrica #Il Diario di Sara Madera che , continua il suo racconto nel viaggio delle emozioni dell'essere un atleta nel nostro sport preferito: la pallacanestro.



11/08/2019

-Stavo prendendo fiducia, partita dopo partita, stavo iniziando ad acquisire le sicurezze che con il tempo avevo perso, stavo ritrovando il divertimento nel giocare una partita. - Arriva la finale contro la Russia. Nessuno, o forse in pochi se lo aspettavano. L’emozione e l’adrenalina era tanta. Le soluzioni potevano essere due: o ci accontentavamo di essere arrivate in finale, oppure completavamo un percorso costruito con voglia e cuore. E così è stato: l’abbiamo vinto l'Oro! Non realizzavo, non capivo se ero dentro un sogno fatto la sera prima della partita o se stava accadendo veramente. Non stavo capendo di aver segnato la tripla del pareggio: ero talmente concentrata sugli ultimi minuti del finale che quel che è successo, in un primo momento, è passato in secondo piano. Alzo gli occhi al tabellone e guardo il risultato: eravamo 67 pari. Cocca (Costanza Verona, ndr) infila il +2 e c’è il time out. L’adrenalina sovrasta l’ansia, riguardando la partita mi viene la pelle d’oca e gli occhi lucidi. Sono emozioni che rimango e rimarranno sempre con me. Fallo subito al rimbalzo e vado per i 2 tiri liberi... nella mia testa stava passando di tutto, e la cosa più difficile è rimanere concentrati su quello che devi fare, pensare che sia un tiro come un altro, come se fossi in allenamento. Realizzo 1/2 e la partita finisce 70 a 67.

Non mi sarei mai aspettata, per quanto mi riguarda, delle prestazioni così, sia di squadra che individuali, anche se ci ho sempre creduto e abbiamo sempre lavorato per questo. La voglia di far bene era tanta. Dopo due stagioni che faticavo a trovar spazio in campo, non mi sarei mai aspettata questi riconoscimenti.

Europei U20 Klatovy, Medaglia d'Oro MVP e Miglior Quintetto


Quando lo speaker ha detto il mio nome, mi sono commossa: pensavo di star continuando il sogno, quel sogno che è però diventato realtà. Le uniche parole che mi veniva in mente sono state: non ci credo, non è possibile. Ma

veramente? Ero euforica, ero fuori di me, mi tremavano le gambe. Ho avvertito una di quelle sensazioni che non puoi descrivere a parole, ti vengono e basta. Quella serata non ho pensato a niente, gli acciacchi erano magicamente spariti, come la stanchezza. Avevamo vinto il nostro primo oro a livello giovanile, il primo oro assoluto dell'Italia U20.

Inizi a realizzare solo il giorno dopo (forse) quando tutte le persone che hanno visto la partita ti fanno i complimenti, per aver fatto qualcosa di grande. Sei felice per aver fatto emozionare gli spettatori, anche da dietro uno schermo. Sei felice perché sei riuscito a coinvolgere molti addetti ai lavori e non, a far parlare del movimento femminile e di 12 ragazze, insieme a tutto il meraviglioso staff, arrivato sul tetto d’Europa. Tutto questo naturalmente senza dimenticare le altre ragazze che hanno partecipato al raduno in preparazione all’europeo.


26/08/2019

Le mie vacanze sono finite: dopo due settimane si ritorna a lavoro, con la stessa voglia ed energia, ma con una novità rispetto agli anni scorsi. Vestirò una maglia di un colore diverso: non sarà più, per quest’anno, quella della Reyer Venezia, nella quale avevo trascorso i precedenti 4 anni di formazione, ma Le Mura Lucca, una società con un progetto che investe molto sulle giovani e che non ha ambizioni paragonabili alle squadre “Big” del campionato, ma posso lottare per guadagnarmi minuti e fiducia in campo.

Mi ha accolto molto bene, mi sono sentita subito a mio agio. Per la prima volta mi sono sentita “considerata” come una senior e non più sempre la “giovane” del gruppo.


Ma ci sono delle “controindicazioni” nel vincere l’MVP in una competizione internazionale? Beh, non è proprio un difetto, ma naturalmente la società e le tue compagne pretendono molto da te: l’asticella delle tue performance si alza. Inoltre il “problema” più grande è quello che, non basta vincere, ogni volta devi confermarti.

Questo vuol dire che quando sbaglierai una partita, tutti cercheranno di affossarti, per tirarti dentro quel vortice dalla quale è complicato uscire... Sono iniziate le amichevoli. Primo banco di prova dove il pubblico si aspetta molto da te. Il contesto di A1 è completamente diverso da quello giovanile: fin dalla prima partita ero emozionata e con la consapevolezza che avevo e avevamo molto da migliorare. Il mondo dell’A1 mi è sempre piaciuto perché mi da una sensazione di sfida, quella sana competizione che ogni volta ti costringe ad alzare il rendimento.


05/10/2019

Open Day. Arriva la prima partita di campionato svolta a Chianciano terme.

Rivedi tutte le altre squadre e alcune delle compagne della Nazionale. E’ molto bello rivederle, scambiarci qualche parola e confrontarsi con il lavoro nelle rispettive società. Ero emozionata, tanto.

Non era la prima volta che facevo un Opening Day di una serie A1, ma quest’anno è stato diverso. A Lucca ho molte più responsabilità e forse è proprio per questo che mi sentivo diversa. Avvertivo la partita dal giorno prima, ero carica a molla. La prima partita non l’ho giocata bene, o almeno non mi sono piaciuta affatto: ero talmente “emozionata” per il mio Vero esordio che mi sono fatta prendere dall’adrenalina.È stato un mio grosso errore.

Tutte noi giocatrici prima di una partita sentiamo quella sana “ansia” che ci carica, ma la cosa fondamentale è quella di cercare di trasformarla in energia e cattiveria utile per le partite. E come si fa a far ciò? Non è semplice e ognuno ha i suoi metodi: chi scarica tutta l‘ansia spingendo a 1000 durante il riscaldamento e poi si “riposa” in panchina prima di giocare; chi pratica yoga, chi si focalizza sui propri schemi e chi su quelli degli avversari. Personalmente prima della partita cerco di non pensarci, di non farmi travolgere dalle emozioni, alle volte contrastanti e cerco di pensare ad altro per essere focalizzata da quando entro in palestra finché non esco. Non riesce sempre, ma questo credo che sia un aspetto mentale nel quale ognuno di noi può lavorarci per essere più in controllo del proprio corpo. Mi è sempre stato detto ed insegnato che la testa fa il 98% del lavoro e posso dire che è proprio vero.

Ad esempio, vi è mai capitato di allenarvi o giocare non bene perché è andata male una verifica a scuola? Questo penso sia la dimostrazione di quando si dice “non sei concentrato”. Sono dell’opinione che nessuno entra in campo per far male, basta “solo” gestire le proprie emozioni e stare, come si sente spesso, sul pezzo.


Ma cosa c’è di più bello che poter rimediare a una prestazione non buona con un’altra partita?


9/10/2019

Prima dell’Opening Day e soprattutto i giorni seguenti, non sono stati il massimo.

Ero entrata nel classico vortice nero: “non so più giocare”, “quello che mi riusciva fare, adesso non riesco più”. Questa sensazione non è molto bella, non riesci a vedere il bicchiere mezzo pieno, ma addirittura tutto vuoto. Il miglior modo per uscirne è parlarne, sfogarsi... ognuno ha il proprio modo per farlo: c’è chi urla, chi parla, chi disegna, chi ascolta musica, chi scrive. Non importa il modo, ma la cosa importante è che si faccia: questo serve a sprigionare i pensieri negativi e contestualizzare il momento. Non demoralizzarsi perché una partita è andata male, ma pensare subito alla successiva per cercare di fare meglio rispetto a quella precedente, cercare di non commettere gli stessi errori, a partire dagli allenamenti di preparazione della gara.

Dopo quattro giorni è arrivata subito la seconda partita.

Sono riuscita a gestire decisamente meglio le mie emozioni e mi sono concentrata sulle piccole cose che potevano aiutare la squadra. La mia prestazione è andata sicuramente meglio, anche se sono consapevole di avere molte cose da migliorare.

Nelle proprie stagioni cestistiche ci sono momenti di alti e bassi e personalmente ne ho avuti, sia durante il raduno della nazionale, sia nell’episodio appena citato. L’importante è non demoralizzarsi mai e tenere sempre in mente l’obiettivo che uno si è prefissato, a piccoli passi, senza montarsi la testa e rispettando i propri tempi: sarebbe un grave errore se uno lo facesse.


In questi ultimi anni sono maturata e cambiata molto, sia caratterialmente che fisicamente. Dal punto di vista caratteriale ha contribuito l’essere andata via di casa a 15 anni e in seguito l’inserimento, in giovane età, in un contesto senior e quindi relazionarsi con persone più grandi ed esperte di me. Dal punto di vista fisico, il mio momento di svolta è stato il secondo infortunio al piede. Non si direbbe, ma è così: ho imparato a prendere quel che di buono c’è in una situazione negativa come può essere un infortunio (l'infortunio che l'ha di fatto estromessa dagli impegni Europei U18 e U20 nel 2018,ndr). Non pensavo potesse darmi così tanto. Ho imparato a gestire il mio corpo, ma soprattutto a ricavare degli aspetti positivi che possono andare a mio vantaggio. L’aspetto più lampante è il peso: in quel periodo ho capito la vera importanza nella cura del mio corpo e del fisico, mezzo fondamentale per le proprie performance cestistiche. Fin da piccola sono stata derisa per il mio corpo, la maggior parte delle parsone criticava senza darmi dei reali consigli e aiuti fin quando, nell’estate del 2018 ho avuto la possibilità di dedicare un po' del mio tempo per me, visto che ero fuori dai giochi per una frattura al piede.


Ho perso 10 kg, lavorando sui miei punti deboli sia a livello fisico che nutrizionale, senza strafare, ma in costante controllo per migliorare per quando sarei rientrata in campo.

Detto questo, una bella fiorentina non si nega a nessuno 😍 ...nel contempo sto continuando con degli accorgimenti sul mio stile di vita per arrivare all'obbiettivo che mi sono prefissata, consapevole che non è l’eccezione il problema, ma il regime nutrizionale quotidiano.




. . . continua . . .


credit foto: Fiba.com; Roberto Liberi, Marco Picozzi, LBF

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