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Il #Diario di Sara Madera vol.3

Ci ha messo un pò più giorni del previsto, in concomitanza con le festività ecco pronta la terza puntata del Diario di Sara Madera, che ci racconta di suo pugno l'emozione della chiamata Azzurra con la Nazionale Maggiore, gioie e dolori di una Maglia speciale.



14/10/2019

Prima chiamata in maglia azzurra con la Nazionale Senior a Montegrotto Terme, o meglio, seconda. Seconda perché avevo fatto parte, due anni prima, sempre con coach Andrea Capobianco, ad un raduno, sempre a Montegrotto Terme: tornare nello stesso posto per un raduno senior è qualcosa di indescrivibile. Anche se è durato un giorno, è stato comunque emozionate: queste convocazioni non me le sarei mai aspettate.

Le prime volte non si scordano mai.

Quel raduno è andato bene, abbiamo messo già le basi per la qualificazione all’Europeo 2021: la partita sarebbe stata un mese dopo, il 14 Novembre. In quel raduno ho dato il massimo, con l’obiettivo di essere convocata anche al raduno successivo che sarebbe stato il 10 Novembre, quattro giorni prima della partita importante, quella di qualificazione contro la Repubblica Ceca a Cagliari.



E fu così che intorno al 5 novembre esce la lista delle convocate del raduno.

C’erano 16 nomi e uno di quelli era il mio.

Appena l’ho letto la mia adrenalina e la mia emozione è andata a mille: non ci volevo credere, stava succedendo veramente. Ero super euforica e contenta.


10/11/2019

È arrivato il giorno dell’inizio del raduno.

Non nascondo il fatto di essere molto felice, questa convocazione mi aveva iniettato una carica paurosa. Prendo il volo per arrivare a Roma dove poi avrei incontrato le altre compagne. Saluto tutti, molto timida, anche se conoscevo tutte... essere là con persone più grandi, che fino ad un anno fa guardavo in tv, è qualcosa di speciale.



Mi ero posta un unico obiettivo: quello di dare il massimo, cercare di “catturare” più informazioni e consigli possibili dalle mie compagne e dallo staff. Ci siamo allenate intensamente, mattina e pomeriggio: non è facile preparare una partita di qualificazione in tre giorni di raduno.

Il giorno stesso della partita ci sarebbero stati i quattro tagli (eravamo in 16) e la posta in palio era molto alta. Non vi nascondo che ero molto agitata, anche se sapevo di aver dato il massimo... ma naturalmente, se è possibile, una giocatrice punta sempre un po’ più in alto di dov’è.


14/11/2019

La tensione e l’adrenalina si è trasformata, il giorno della partita, in gioia immensa: avevo capito di essere dentro le 12. Quella tensione si stava trasformando in adrenalina pura per giocare, o comunque andare in panchina, in una partita di questo calibro, così importante. Non sapevo cosa mi sarebbe aspettato, non potevamo sapere l’esito della partita, ma in ogni caso ero contenta ed euforica di poter fare il mio primo esordio in Italia (Cagliari) con questo gruppo super Fantastico.

Man mano che ti avvicini alla partita “l’ansia” aumenta, ma fortunatamente durante il riscaldamento sono riuscita a scaricarla pensando solo a divertirmi. Naturalmente nel mio inconscio rimane sempre: quando mi ha chiamata per il cambio, ho sentito una sensazione strana ma bellissima... che non si può spiegare. Ero carica e pronta per dare il 110%.

Gioco 6 minuti, durante i quali ho cercato di fare il meglio che potevo anche se magari la tensione mi ha un po’ “bloccata”, ma credo sia normale. Ero felice per il mio esordio, ma purtroppo la partita non è andata come speravamo: ne abbiamo presi 10 dalla Repubblica Ceca.

Ma il bello di questo sport è che possiamo rifarci subito. L’amarezza della partita ci deve essere, ma va metabolizzata per pensare subito alla prossima. Giochiamo tre giorni dopo contro la Danimarca in casa loro. Il clima dopo la partita contro la Repubblica Ceca non è stato dei migliori: ma sono soprattutto queste le partite che ti formano.


15/11/2019

Ci trasferiamo a Roma e arriviamo al centro di Acquacetosa. La sera ci alleniamo: l’ultimo allenamento in Italia prima che le dodici partano per la seconda partita di qualificazione in Danimarca.



Dopo la cena comunicarono le 12 convocate perché la partenza sarebbe stata la mattina presto del giorno seguente. Avevano comunicato che non sarei andata in Danimarca perché non ero nelle dodici.

Mi è venuto da piangere e non nascondo che l’ho fatto: mi sentivo triste, ma anche felice. Quelle lacrime erano un miscuglio tra la gioia e il dolore: ero super felice perché ero arrivata fino a quel punto e triste perché, per come sono fatta io, non mi accontento.

Il giorno dopo tornai a Lucca, pronta a portare il piccolo bagaglio che avevo appreso in società, dando comunque sempre il massimo e cercando di migliorare ogni giorno per alzare l’asticella.


credit foto: FIBA.com; Italbasket.



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