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Il diario di Sara Madera vol.4

E' passato un pò di tempo dall'ultima puntata, ma si sa, se non sempre è facile raccontare, ancora più complicato è raccontarsi.


Dicembre 2019

Tre settimane dopo la fantastica esperienza in maglia azzurra, mi arriva un’e-mail inaspettata dal Coni dove mi invitava alla Giornata Olimpica nella quale sarei stata premiata, insieme a tanti altri atleti, dirigenti, tecnici e società sportive nella mia provincia, per i risultati raggiunti l’estate scorsa. Ero molto felice per il riconoscimento ricevuto e per aver avuto la possibilità di rivivere e ricordare un’estate ricca di emozioni.



Arrivò inseguito un’altra notizia inaspettata: mi avevano convocato ad un raduno 3X3 per preparare la partita di qualificazione delle Olimpiadi 2020 che si svolgeranno a marzo. Ero emozionata e curiosa perché non avevo mai fatto parte di un gruppo 3X3, se non da piccola nei minitornei che organizzavano le società. Questa sarebbe stata un’altra occasione per indossare la sempre ed emozionante Maglia Azzurra. Ero felice di potermi mettere in gioco e imparare qualche “trucco” delle giocatrici con più esperienza.



[...] Ma non sempre tutto va nel verso giusto.

Possiamo parlare di alti e bassi in una giocatrice durante una stagione, di problemi legati alla squadra e non, oppure di infortunio. Ebbene sì, durante la partita contro Bologna mi sono procurata una distorsione alla caviglia: saltando per contrastare l’avversaria, sono atterrata con un solo piede, quello che ha urtato la scarpa di una

giocatrice dell’altra squadra e mi ha procurato l’infortunio. Naturalmente sono pericoli del mestiere, nei quali però nessuno di noi vuole incappare. Mancavano pochi giorni a Natale e di certo non era il regalo che desideravo. Ero molto triste, ma in fondo coltivavo ancora un po' di speranza: speravo di non essermi rotta niente e che fosse solo una brutta distorsione. A confermarlo è stato la radiografia: niente di rotto. Se per un non atleta questa è una bella notizia, per noi giocatrici è una bella notizia a metà: significa un periodo di stop e di lavoro mirato per rientrare in campo. Ero stanca ma felice per aver limitato, per quanto possibile, i danni della caduta e inoltre di aver vinto una partita che stava diventando molto complicata ed ostica.

25/12/2019 È arrivato il tanto atteso Natale, ma questa volta un po' particolare in quanto è stato improvvisato. Non sono tornata a casa e questa cosa mi rattristava molto perché voleva dire non vedere tutti i miei amici con i quali di solito, durante queste festività, ci ritroviamo per stare un po' insieme. Mi è dispiaciuto veramente tanto anche perché non ho avuto l’opportunità di organizzarmi in altro modo, ma d’altro canto sono comunque felice di aver avuto la possibilità di passarlo con la mia famiglia.



Grazie al lavoro e alla determinazione sono riuscita a giocare, stringendo i denti, due partite dopo, ma purtroppo perdemmo. La mia caviglia? Non stava al 100%, ma non è riuscita ad impedirmi di giocare. Dovevo solamente stare attenta a ciò che facevo perché ancora era abbastanza “debole”.


Febbraio 2020

Ma le avversità non finiscono qua purtroppo: la nostra squadra è stata bersagliata da infortuni che ne hanno radicalmente cambiato gli assetti e gli equilibri.



Mi hanno sempre insegnato che non bisogna trovare scuse ma rimboccarsi le maniche e soprattutto trovare soluzioni: facevamo il meglio che potevamo. Piano piano stavo rientrando a pieno e tutto sembrava andare per il verso giusto, anche se perdemmo due partite (Schio e Geas). Ma così non fu: un’altra tegola arrivò durante la partita contro Battipaglia, nella quale una mia compagna prese un gran colpo in testa costringendola a star ferma per una settimana e questo ha significato rotazioni ridotte all’osso nell’ultimo impegno ufficiale.



Durante quella partita ho dato il massimo, cercando di mettermi in ritmo con la squadra, visto lo stop che avevo avuto in precedenza, oltretutto in una partita complicata quanto delicata, significava rimanere in quita posizione o passare al sesto posto in classifica. Le difficoltà che abbiamo avuto durante la settimana si sono ripercosse durante la partita. Accantonata questa prestazione, si torna in palestra per preparare la prossima partita cercando di limare gli errori fatti in precedenza. Dovevamo giocare contro Torino, senonché il giorno stesso della gara ci comunicarono che non si sarebbe giocata a causa del Corona virus. Non eravamo in un buon momento e non eravamo ancora a regime: forse per noi è stato meglio così.

Ma, secondo voi, quanti “up and down” ci possono essere in una squadra dal punto di vista individuale e collettivo? Io credo che molto di questo dipenda dall’andamento di una stagione, dagli infortuni, dagli alti e bassi di ogni singola giocatrice e molti altri fattori.

Quanto ne avremo per il Corona Virus? Come diceva Platone "ogni problema ha tre soluzioni: la mia, la tua e la soluzione giusta".

In questo caso non possiamo sapere quale sia la soluzione giusta: per la disputa del campionato dobbiamo attenerci alla legge, per quanto riguarda la nostra situazione ci siamo concentrati sul lavoro individuale e sulle carenze collettive per creare nuove soluzioni nell’attesa del ritorno alla normalità.

Basta cambiare i punti di vista per trovare la soluzione vincente o più efficace: voi che ne pensate?

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