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ROBERTA LUNADEI SI RACCONTA A BASKET ROSA.


"La pallacanestro rappresenta me stessa, è la mia anima, il mio ossigeno.... non riuscirei a stare senza. Mi ha fatto vivere esperienze straordinarie che mi hanno permesso di crescere sotto ogni punto di vista. Mi sento veramente fortunata di far parte di questo mondo. Le emozioni sono tantissime: adrenalina, gioia, amore ma anche rabbia e delusione. Ha i suoi alti e bassi ma è proprio questo il bello di questo gioco". Roberta Lunadei, classe 2000, e la palla a spicchi: un rapporto davvero molto speciale per l'ala grande/pivot che gioca con il Magic Chieti: "È iniziato tutto all'età di 8 anni" -incalza la cestista - "quando, grazie a mio padre (ex giocatore), cominciai questa avventura che prosegue ancora oggi. Ho provato innumerevoli sport prima del basket ma questo è stato l'unico che mi ha presa dal punto di vista sia mentale che emotivo". Una carriera già molto prestigiosa, la sua: "La mia prima scelta è stata il Magic Chieti, dove sono tornata a giocare quest'anno, per poi passare al Cus Chieti e successivamente alla Yale Pescara dove ho fatto parte delle giovanili e dove ho esordito in serie B all'età di 15 anni. In questo caso ringrazio il Presidente della Yale Pescara, Gino Baldassarre, per aver sempre creduto in me. A 16 anni decido di trasferirmi per giocare con il Basket Girls Ancona vivendo in 2 anni interzone, finali nazionali ed alcune convocazioni con la Nazionale. Poi il ritorno nella mia Pescara per continuare qui il percorso in serie B con l'Antoniana fino a tornare alle mie origini con Chieti". Roberta Lunadei ci parla di lei più nel dettaglio: "Sono una giocatrice che, a prescindere dal risultato di una partita, lotta fino all'ultimo secondo; mi piace l'1 contro 1 sia in post basso che da fuori. Sono una persona tranquilla: difficilmente durante una gara perdo la pazienza, anche se a volte è successo. Nei momenti di difficoltà cerco di aiutare la squadra a non perdere la testa, inoltre incito le mie compagne. È fondamentale tutto questo perchè è insieme che si affrontano le sfide e non individualmente". Uno sguardo al futuro: "Il mio progetto più grande è studiare per diventare Osteopata. Frequento il secondo anno all'Accademia di Osteopatia a Pescara e spero di riuscire a completare al meglio questo percorso". La conclusione è davvero molto significativa e rispecchia tutta la sua grandezza: "Voglio fare un ringraziamento speciale alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuta in ogni mia scelta e mi ha sempre seguita in ogni parte del mondo". Enrico Ferranti. Foto realizzata da Cristiano Di Paolo.

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