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STEFANIA LUCIA SI RACCONTA A BASKET ROSA


"Puoi avere tutto il talento del mondo ma se non hai cuore, non ho bisogno che tu scenda in campo al mio fianco". È con questa bellissima frase di Allen Iverson che Stefania Lucia inizia a parlarci di lei.... e non è certo un caso! Professionista talentuosa ed eccelsa, in campo come nella vita di tutti i giorni: un esempio, un punto di riferimento in tutto e per tutto. Classe 1995, cresciuta a Trieste con il poster di "The Answer" (Allen Iverson) in camera e - da lì - la palla a spicchi è rimasta la sua passione per eccellenza. "Ho iniziato a giocare nella palestra vicino a casa", incalza Stefania, "dovevo provare un giorno basket ed il giorno successivo pallavolo.... beh, inutile dirvi com'è andata vero?" Il percorso cestistico intrapreso all'età di 6 anni con la squadra maschile: "Da lì ho capito subito che per giocare a questo sport - essendo una ragazza - avrei dovuto sgomitare, far sentire la mia voce in questo settore del tutto maschile..... o quasi". E lei ha saputo ampiamente farsi strada, attraverso le sue spiccate qualità tecniche ed umane: "Approdata nell'Azzurra Girls (ora conosciuta come Tigrotte Basket Girls) ho subito militato nei campionati under giocando con le mie compagne di squadra, ora amiche da una vita, ricoprendo i ruoli di playmaker e capitana. Nonostante i miei pochi cm di altezza, ero una giocatrice molto grintosa, non mollavo mai, mi buttavo su tutti i palloni e avevo un buon tiro. Colmavo le mie lacune fisiche con la carica, il cuore, la voglia, l'entusiasmo che sapevo infondere a me e alle mie compagne. Amavo giocare e lo facevo sempre con il sorriso, mi consentiva di essere me stessa e potevo esprimere tutte le mie emozioni in campo. Il basket giocato mi ha regalato gioie infinite: dalle finali nazionali nel 2010, alle convocazioni con la rappresentativa, alle esperienze in serie B e in A3 allenandomi anche con l'A2, ai tornei nazionali ed internazionali, alle amicizie, agli amori.... ma anche un enorme dolore, un grosso infortunio. A 17 anni infatti, il giorno prima di partire per quelle che dovevano essere le mie seconde finali nazionali, il mio ginocchio ha deciso che era il momento di fermarsi: ho rotto crociato e menisco ed in quel momento il mondo mi è caduto addosso. Con il senno di poi ringrazio quel giorno, il 19 maggio 2012, perchè mi ha dato la possibilità di amare la pallacanestro da altri punti di vista. Ho deciso perciò di lasciare il basket giocato e provare a trasmettere la mia passione allenando. Con risultati davvero eccellenti: "Ho iniziato la gavetta da vice allenatrice nella società in cui ero tesserata e poi ho deciso di tornare a casa.... dalle Tigrotte dove la mia presidentessa mi ha affidato il gruppo U13 come prima esperienza da capo allenatore. Non era un gruppo facile perchè le ragazze venivano da società diverse o dal maschile e quindi abbiamo iniziato il percorso da zero. Ero anche assistente nelle squadre U14 e U16, insomma le ore in palestra non mancavano mai. Quando giocavo ricordo che mi trovavo in una sorta di stato di flusso, il tempo si fermava attorno a me e al campo: mi sentivo un tutt'uno con l'attività. Ecco, pensavo di non provare più quella sensazione.... invece allenando le mie ragazze sentivo i loro stati di flusso e loro sembravano essere in connessione con il mio ed era bellissimo. Ho avuto la possibilità di tenere quel gruppo per 3 anni da capo allenatore, togliendoci parecchie soddisfazioni e piazzandoci nei primi gradini dei podi ai tornei. Giocammo anche un super campionato, vincendo 22 partite su 23: abbiamo perso la finale per 3 punti e non siamo diventate campionesse regionali ma la vita non è sempre come un film e sono dell'idea che non è la meta ma è il viaggio che conta, e il nostro è stato fantastico. Ho sempre cercato di trasmettere prima delle qualità tecniche, principi di vita, umanità, sacrificio per la maglia, per la squadra e per sé stesse vedendo crescere quei sorrisi, innanzitutto come piccole donne e poi come piccole grandi giocatrici cercando di essere io stessa in primis un esempio visibile ai loro occhi. Ho avuto l'onore di allenare - da vice allenatrice - la rappresentativa di Trieste, la mia città, con l'annata 2001 e poi da capo allenatore le 2002, 2003, 2005 vincendo sempre il titolo regionale (con uno stop solo per l'annata 2002 dove arrivammo seconde).... emozione unica indossare e rappresentare i colori della propria terra, lo rifarei altre 100 volte. Con il mio motto "GIRLS POWER" i pomeriggi in palestra perciò erano tantissimi, i week-end di partite pure, quasi più da giocatrice ma mai avrei pensato che allenare potesse darmi tutto questo. Una volta ero io a giocare sugli infortuni, a spingermi oltre i limiti.... ora vedo le mie ragazze farlo, e tutti i sacrifici che facevo per essere presente in palestra, venivano colmati". Ma non è tutto: "Purtroppo tutte noi sappiamo che la vita di una giocatrice, di un'allenatrice non è come quella di un giocatore o un allenatore, perciò alla passione per la palla a spicchi ho unito l'altra mia grande passione che è la psicologia. Ho concluso prima la laurea triennale in scienze e tecniche psicologiche e poi quella magistrale (110 e lode) con una tesi sulla pallacanestro, per me l'apice della gioia. L' anno scorso ho dovuto interrompere momentaneamente con il basket per dedicarmi all'università e al lavoro. Ho lavorato in un centro di accoglienza adolescenti creando un progetto per lo sport, totalmente dedicato alle ragazze. Ogni settimana cercavo un'attività diversa da far provare e per una volta ho avuto modo di avvicinarmi ad altri sport con un gruppo delizioso di ragazze sempre pronte a sperimentare. L' idea era quella di far provare un'attività per cercare di trovare una strada adatta alla singola ragazza ma, alla fine, il gruppo è diventato una squadra, da squadra sono diventate amiche ed ancora una volta lo sport è stato molto di più che semplice esercizio. A breve inizierò il master a Padova per concludere il mio percorso di studi che mi permetterà di essere una psicologa dello sport a tutti gli effetti e devo dire che, anche in questo, caso l'entusiasmo non manca mai. Attualmente, grazie alla tesi di laurea magistrale, sto facendo una delle più belle esperienze che una persona con la mia passione potesse fare: sto lavorando a Roma per il tirocinio post laurea nella Stella Azzurra che mi permette di essere me stessa a 360 gradi proprio perchè questa società di basket cura minuziosamente i dettagli fisici, tecnici e mentali dell'atleta. Ecco perciò che ora sto allenando nel ramo femminile di questa realtà le squadre U16/18/20 e serie B; inoltre sto seguendo il mio tutor psicologo nella sezione mental del progetto societario. Come sempre tanta voglia di imparare e ad amare nuove sfumature dello stesso colore.... il basket". La conclusione è davvero molto significativa e rispecchia tutta la grandezza di Stefania Lucia: "Voglio ringraziare tutte le persone che non mi hanno mai lasciata sola in questo percorso, dagli allenatori alla mia famiglia. Ogni persona che ho incontrato nel mio cammino ha rappresentato un tassello importante da cui ho potuto trarre una lezione positiva o negativa. Ringrazio chi mi ha supportato ma soprattutto chi, nonostante il mio carattere non sempre facile e le difficoltà che si sono presentate, continuano a farlo tutt'oggi". Enrico Ferranti

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