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TIZIANA BOLDRINI SI RACCONTA A BASKET ROSA.

"La pallacanestro è stata la mia compagna di vita: a lei, indubbiamente, devo parecchio perchè è grazie a questo meraviglioso sport se sono quella che sono; devo più alla palla a spicchi che a qualunque altra agenzia educativa. Ho trascorso la mia intera adolescenza in palestra, mentre le persone intorno a me facevano altre cose.... io ero sempre ad allenarmi, giocare partite e fare tornei. Non ho iniziato a fumare a 15 anni come le mie amiche e non avevo strani grilli per la testa perché giocavo; il basket era sempre al primo posto".  Un esempio davvero meraviglioso Tiziana Boldrini - classe 1975 - un punto di riferimento a tutto tondo: "Nella pallacanestro sono cresciuta", le sue parole, "mi ha dato occasioni per misurarmi, divertirmi, sudare, piangere, mollare il colpo, arrabbiarmi, riprendere fiducia. Ho imparato a fare fatica e ad essere costante.... a essere solidale, coraggiosa; a tratti sono stata l'ultima arrivata, altre volte la leader della squadra. Alla pallacanestro ho detto grazie molteplici volte, è stata la protagonista assoluta degli incontri più importanti della mia vita: le amiche e gli amici di sempre, mio marito ed ora un lavoro arrivano proprio da qui".  Entriamo più nel dettaglio: "Ho iniziato a giocare a minibasket nella squadra della scuola elementare. Facevo la quarta, ero nuova di quella scuola e non avevo molti amici. I miei genitori lavoravano e cercavano un posto dove lasciarmi il pomeriggio.... così, tra la danza ed il minibasket, ho scelto la seconda opzione; l'allenatore era così bello che lo volevo sposare. Poi ho capito che non si poteva fare e allora ho scelto di sognare di diventare una campionessa di serie A e giocare in Nazionale! Ero la più alta di tutta la scuola (ed è stato così fin quasi la terza media), in quinta elementare ero 1mt e 68 cm, promettevo bene, mentre oggi sono 1mt e 77cm.... quindi non ho sposato il principe azzurro ed i miei sogni da serie A sono naufragati velocemente". “Ho giocato dagli 8 anni fino ai 18 senza smettere mai", prosegue Tiziana Boldrini. "Ho iniziato a scuola, poi la mia prima società seria (quella con la divisa ed il cartellino firmato) fu la Smaf Bresso: giocavo forte, più campionati insieme, vivevo in palestra, mi allenavo 4 giorni alla settimana e capitava che facessi anche 2 allenamenti consecutivi.... mi sentivo bene solo un palestra; prendevo l'autobus dalla stazione centrale di Milano e andavo. Sono stati anni intensi. Poi in una stagione arrivò un Allenatore molto aggressivo verbalmente, non tanto con noi, ma era uno che litigava sempre con tutti ed io non ho mai amato quel genere di persona. Quell'estate giocammo un torneo all'aperto in una squadra in Giambellino, il Vianney: era il 1991, il nostro Coach si fece espellere e noi decidemmo di giocare ugualmente, vincemmo. Dopo la doccia andai dall'Allenatore della squadra ospite e gli chiesi di poter andare a giocare da loro. Così fu. A seguire militai un anno a Busto Arsizio (da Coach Richini che allenava la prima squadra), poi nuovamente Vianney, successivamente Pavia 94 - in serie B - e Idea Sport Milano. È stata una carriera caratterizzata da diverse interruzioni, primo per motivi personali e lavorativi, poi per qualche infortunio (un'operazione per un'ernia al disco), poi i figli e la famiglia. Il basket c'è sempre stato, a volte di più altre meno. Lo scorso anno sono tornata a giocare con una squadra di amiche, andavo solo ad allenarmi: è stato bellissimo, sentivo nuovamente quel fuoco dentro, quella voglia di vincere! Il mio problema più grande è che non so giocare tanto per giocare.... e oggi non sono più così atletica. Inoltre non c'è altra attività sportiva che mi piaccia quanto la pallacanestro, tutto il resto è noia". Pregi e difetti in campo? "Ero una pivot da lavoro sporco, una di quelle che non si arrendeva mai tanto facilmente. Rimbalzi e tagliafuori erano il mio pane quotidiano. L' attacco, sicuramente, il mio punto forte. La difesa ed i tiri liberi un po' meno! Credo di essere stata - purtroppo - incostante, ma quando c'ero.... ero lì. Ero quella che non mollava mai, con il broncio se avevo giocato male, una di quelle che non ci dormiva la notte per la tensione delle partite. Una di quelle che l'Allenatore motivava trattandola male, andando a prendere l'orgoglio. Se penso ai nostri ragazzi di oggi, avremmo i genitori in panchina a coccolare il proprio figlio! All'epoca era una questione tra me ed il mio Allenatore, rispettavo molto quel ruolo e me la vedevo da me".  Una grandezza - la sua - che non è mai svanita: "Oggi sono una Mental Coach ed una Educatrice. Aiuto gli Allenatori di pallacanestro, ed i loro staff, a prevenire l'abbandono sportivo nel settore giovanile; in particolar modo lo faccio con il Basket Seregno.  In generale svolgo la mia professione anche solo in consulenze, mi occupo di parlare agli Allenatori di relazione e aggancio. Incontro nel mio lavoro Coach giovanissimi, magari anche molto competenti tecnicamente ma con un gap relazionale pazzesco: non sanno parlare ai giovani. Allenare vuol dire stare in una relazione, costruire un lavoro che lasci un segno. Lavorare sulla fiducia, sull'interesse per l'altro. Allenare maschi e femmine significa saper gestire le differenze, allenare bambini o adolescenti idem. Le relazioni sono al centro della vita e, se quell'atleta si sentirà "guardato" sul serio, allora molto probabilmente resterà. Mi occupo di adolescenti da oltre 20anni. I giovani sono cambiati sicuramente da quando ero io più giovane, ma non sono meglio o peggio, sono il frutto di quello che noi adulti gli abbiamo dato, lasciato, insegnato, costruito.  Quindi aiuto i giovani, gli adolescenti a capire meglio come stare in questo mondo! Io con i ragazzi sto benissimo, a mio agio, sento le loro emozioni e le loro fatiche, così chiacchierando con loro diviene spesso un'occasione per aggiustare qualcosa.  Poi ci sono i genitori. Aiuto anche loro trovando le soluzioni ai loro problemi con i figli e, più in generale, aiuto le società ed i genitori a trovare un giusto equilibrio.  I genitori oggi sono molto presenti nella vita dei loro ragazzi, ora bisogna trovare l'equilibrio tra la presenza e l'invadenza. Rischiamo di non far crescere i nostri ragazzi. Le soddisfazioni non mancano: "Io provo un'infinita gioia, soddisfazione, pace, entusiasmo quando ho l'Allenatore che sa usare strumenti nuovi, che sa stare in relazione nelle difficoltà così come nei momenti di forza, l'Allenatore che sa dare valore al ragazzino meno talentuoso così come stimola quello più forte. L' Allenatore e la squadra che vince, il genitore che sa andare oltre.... che lascia un po' andare. Credo e spero di trasmettere entusiasmo, carica, fiducia e speranza. In cambio ricevo sguardi, sorrisi, il cinque alto dai ragazzi, la stima degli Allenatori con i quali lavoro. Ritengo il mio lavoro una vera e propria missione. Sono certa che saper stare con i giovani, guardare l'atleta a 360° permetta una crescita per il nostro movimento sportivo. L' importanza del mio lavoro per gli altri? Lo scopriremo nel corso degli anni. Nello sport girano poche risorse economiche, avere una figura come la mia nel proprio staff (soprattutto nel settore giovanile) significa credere nel valore dei futuri uomini/donne, oggi atleti".  Significativi i consigli di Tiziana: "Guardare avanti! Credere sempre nella possibilità di migliorare se stessi e gli altri. Insieme si va più lontani che da soli". Poi una considerazione: "Ho ancora tanto da fare. Un sogno? Lavorare nelle Nazionali Under". E la conclusione. "Non per fare quella che cavalca l'onda mediatica, ma il mio motto è: "Se non credi in te stesso, chi ci crederà?" Davvero un faro luminoso Tiziana Boldrini, una forza della natura di cui si ha davvero tanto bisogno.  Enrico Ferranti. Photo by Tommaso Bazzi photografer.


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