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VERONICA DELL' OLIO SI RACCONTA A BASKET ROSA.



"La pallacanestro, per me, rappresenta una palestra di vita. Attraverso di lei sono cresciuta, mi sono conosciuta.... ho imparato l'educazione, la serietà, il sacrificio, la delusione, il coraggio, l'agonismo, l'essere estremamente competitiva. Mi ha fatto conoscere il senso di appartenenza, il rispetto, la condivisione e l'amicizia più vera.... si insomma, in che altro modo definirla se non vita". Cestista di grandissimo spessore, Veronica Dell'Olio, in campo e nella vita di tutti i giorni. Ala/pivot - classe 1993 - con il basket nel DNA: "Ho scoperto tardi questo meraviglioso sport", le sue parole, "verso i 10-11 anni. Ma prima di conoscere quella palla a spicchi avevo provato tante realtà, ma nessuna mi piaceva fino in fondo. E poi - finalmente - scoperta la pallacanestro, scoperta la passione che non mi ha lasciata più. Sento ancora il "giorno della partita" ogni sabato (o domenica) con lo stesso entusiasmo ed agitazione di una ragazzina alla sua prima volta in campo". Una carriera, la sua, senza ombra di dubbio strepitosa: "Il tutto è iniziato a Pesaro, dove ho ricordi bellissimi di tutte le giovanili fino ai 16 anni, dove mi sentivo pronta per inseguire la mia passione andando via di casa e, con la chiamata di College Italia a Roma, non potevo che essere felice di accettare. Anche lì ho lasciato un pezzo di cuore. Dopo i due anni a Roma, sono andata ad Umbertide - squadra che militava in serie A1 - dove sono cresciuta con Coach Serventi. Quattro anni intervallati da uno a Cagliari, in serie A2, per ritrovare un po' di fiducia e minuti in campo. Dopo l'esperienza in Umbria, sono stata felicissima di sposare il progetto di Alpo Basket, società in cui ho giocato le ultime tre stagioni (anche se l'ultima, purtroppo, non si è potuta concludere per l'emergenza sanitaria). Tre anni splendidi: abbiamo disputato due Coppe Italia e due finali play-off per salire in massima serie. Chiaro che il rammarico per non aver centrato l'obiettivo finale è ancora vivo.... ma credo che sia valsa la pena, per tutto quello che abbiamo costruito durante il percorso. Per tutte le persone che abbiamo fatto appassionare a questo sport così fantastico, per tutto quanto costruito". Capitolo Nazionale: "È il sogno di ogni bambina che gioca... potersi vestire d'azzurro è un'emozione indescrivibile. Rappresenta il traguardo per il quale si suda, si lavora e si fanno sacrifici. Ho fatto parte delle Nazionali giovanili dall'Under 14, praticamente quando si iniziano i primi raduni estivi, fino agli Europei Under 20.... l'ultima annata prima della Nazionale maggiore. Devo dire che è sempre stato gratificante indossare quella maglia, ha sempre dato un senso in più a tutto il lavoro fatto durante la stagione. E sono stata felicissima, poi, di essere stata chiamata da Coach Crespi per il raduno della Nazionale maggiore la scorsa estate. Mi auguro vivamente di poter raggiungere nuovamente quella soddisfazione". Pregi e difetti in campo? "Mi piace essere una giocatrice utile... nel senso, partendo dalla difesa per poi dare il meglio in attacco. Mi piace avere responsabilità perchè così mi sento importante e mi stimola, dandomi forza e maggiore determinazione. A volte mi dimentico di avere una mano destra con cui poter attaccare. Adoro tirare da tre punti, attaccare il canestro, correre in contropiede e ho iniziato anche ad apprezzare l'attaccare spalle a canestro". Al di fuori del parquet? "Oltre alla vita da atleta e cestista, ho altre passioni: mi sono laureata in Economia Aziendale, per poter poi avere un futuro lavorativo. In estate, terminato il campionato, mi piace giocare a tennis, a beach volley e sup (una sorta di surf ma senza onde). Adoro dipingere su tela e, al momento, mi diletto a fare qualche quadro per amici". Inevitabile un pensiero sulla pandemia di COVID-19: "Ora sembra strano parlare di pallacanestro e passioni quando - in realtà - stiamo combattendo contro un virus malefico che ci costringe a fermarci e cambiare ogni singola abitudine.... che ha bloccato tutto e preso il sopravvento. Come contrastare questa situazione? Attraverso la medicina. Credo che sia l'unica possibile via d'uscita per ritrovare una normalità e riprendere a pieno la nostra vita e attività. Le misure di sicurezza che stiamo adottando non potranno durare per sempre, sarebbe una follia continuare in questo stato. Mi auguro si possa trovare un farmaco efficace in attesa di un vaccino". "Ammetto che sia difficile pensare ad un futuro ora come ora", incalza Veronica, "bisognerà capire quali e quante conseguenze (che non mancheranno) lascierà dietro questo virus, una volta passato. Spero che il nostro movimento non ne risenta troppo, che possa la nostra passione essere ancora il nostro lavoro. Mi auguro, nel migliore dei casi, di poter ancora essere parte di una squadra importante con obiettivi, ambizioni, volontà di lavorare e sudare". E la conclusione rispecchia tutta la sua grandezza: "C'è una frase di un mio ex Allenatore che mi porterò sempre dietro e di cui sono convinta. "Il lavoro ed il sacrificio, alla fine, pagano sempre". Enrico Ferranti. Foto realizzata da Luca Taddeo.

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