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L'intervista, a tu per tu con Chiara Flauret

June 2, 2017

"La mia passione per la pallacanestro è nata quando ero ancora piccolina vedendo mio fratello più grande che tutti i giorni si recava in palestra per allenarsi. Io praticavo ginnastica artistica, ma ci ho messo poco a cambiare sport". Chiara Flauret, play-guardia.. classe 1995, si racconta: "Ho giocato con l'Ants Viterbo fino a gennaio, poi mi sono trasferita a Sassari per motivi di studio e sono passata a giocare con Alghero. Questo sport, ormai, fa parte della mia vita, delle mie sfide; mi "regala" molte emozioni contrastanti, a volte inesprimibili: quando entri in campo, l'adrenalina è tanta e sparisce la paura di non far bene e l'insicurezza. C'è gioia per aver messo un canestro impossibile e la disperazione per averne sbagliato uno da sotto.. è tutto molto forte quando sei in campo". Il bilancio di questa stagione? "Nonostante le varie retrocessioni", incalza Chiara, "è positivo: è stato faticoso, ma mi sono divertita e sono stata bene con le mie compagne (di entrambe le formazioni). Dal punto di vista delle squadre è ovvio che per loro non è andata molto bene, visto che sia Viterbo che Alghero sono retrocesse ed io, probabilmente, sono l'unica giocatrice ad essere retrocessa 2 volte nella stessa stagione". Chiara ci parla un po' di lei a tutto tondo: "Nella mia vita privata, così come in campo, non mi risparmio mai.. dando tutto: questo è sia un pregio che un difetto perchè a volte rischi di strafare per il troppo zelo. L' età mi ha reso più matura però, ora so meglio come fare economia. Studio medicina, quindi spero davvero un giorno di diventare un buon medico o un bravo chirurgo, senza mai lasciare la palla a spicchi che - posso dire - mi ha cresciuto". Il pensiero conclusivo di Chiara è davvero importante: "C'è una frase per me molto significativa, che mi disse qualche anno fa un coach americano che mi allenava ad un camp: "He's not big, but the plays big", riferendosi a Tony Parker. Il tutto per farmi capire che non importa quanto sei alto o quanti muscoli hai, ma - in campo come nella vita - chiunque può arrivare dove vuole lavorando duro e mettendoci il cuore".

 

 

 

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