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Nazionale, #contagioazzurro a Vigarano

January 20, 2018

Vigarano. Vigarano Mainarda. 7699 abitanti, informazione da Wikipedia.
Liceo scientifico Roiti a Ferrara, indirizzo sportivo.
Caterina Gilli, Giulia Natali e Silvia Nativi, anno di nascita 2002.

No. Non è un elenco senza senso, non si deve trovare l’intruso. Tre bambine che giocano
insieme da quando avevano otto anni. Tre ragazze che giocano con la maglia della
Nazionale. Tre giocatrici che sono orgoglio di un Club. Tre studentesse, che sanno che
una partita e una verifica sono occasioni di ambizione, formandosi.

Una palestra. Parcheggio di fronte al cimitero. Immagine che ti fa capire la realtà di un
paese orgoglioso della sua squadra esempio. Dove ognuno da una mano. Dove Luca
Andreoli ripete a se stesso, “sono giovane, per me ogni giorno è confronto e crescita”.
Lavorando, in silenzio.

Beba Bagnara. Allenamento del mattino. Sue compagne di Vigarano. Altre giocatrici delle
squadre di A2 dell’Emilia. Guardo la sua attenzione. Mi piace usarla come esempio,
chiedendole età e punti segnati in A1. Sa la risposta alla prima domanda e non alla
seconda. 31 anni, avendo voglia ogni giorno di fare qualcosa di più.
Non accettando che si debba andare con una marcia inferiore negli allenamenti che si
avvicinano alla partita. “Voglio prepararmi all’intensità della partita. Un test deve essere.
Per sentirmi preparata”.

Sorridendo, non ancora, ma sempre pensando a quelle finali Nazionali U18 conquistate, a
sorpresa, con la squadra di Reggio Emilia, allenata da Lollo Serventi. E poi ancora le
semifinali Europee sfiorate con l’U20. “Due momenti in cui mi sentivo felice. Sentendo di
essere dentro il sogno che avevo da ragazzina”
Raccontando pezzi di vita, sentendo che oggi mancano “ sacrificio e fame, come quando
avevo io 15 anni”. Con chi ruota attorno al campo, famiglie comprese, a togliere livello di
esigenza. Che però il campo continua a richiedere.
E mi fa ricordare le parole di un’altra giocatrice. “Oggi non siamo troppo viziate ?”. Forse
solo non aiutate da un sistema a sognare.

Betta Tassinari. Quattro operazioni, tre crociati. Purtroppo un’ altra storia che passa per
una sala operatoria. “Una storia travagliata”, come la descrive lei. Prima operazione a 15
anni. “Pensa di aver perso più partite per infortunio, di quelle che ho giocato”. A 15 anni
sognava il massimo. l’A1 e la Nazionale. L’ha continuato a fare. Poi la seconda
operazione. Tutto più complicato. Non ha mai smesso di sentire il basket la sua vita.
Nella sua Bologna, con i suoi affetti e le sue abitudini a darle il sorriso. Università. Lettere
moderne. Amando il Petrarca. Contemporaneamente sentendo di non voler lasciare il suo
mondo e sognando di giocare in A1.

“E conquistarla con la mia squadra, nella mia città era la combinazione perfetta. E’
successo. Quanto ho pianto di gioia”. Ma anche quest’anno Betta gioca con quella
squadra in A2, ma questa è un’altra storia.

Un sogno complicato. Un altro sogno è sempre possibile. Magari diventare studiosa del
Petrarca e affini. Perché sempre ce ne può essere un altro. Quando decidi di meritartelo.
Parcheggio. Sempre di fronte al cimitero. Salgo in auto con due storie di due belle
persone.

 

 

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