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Adamoli - alla World Cup non sarà semplice, in Italia stiamo mettendo le basi per la disciplina-

May 21, 2018

Ex cestista azzurra dal palmarès importante (ha vinto tra l’altro l’argento europeo a Brno nel 1995), poi allenatrice di successo, Angela Adamoli è oggi coach della nazionale femminile italiana 3x3 impegnata dal prossimo 8 giugno nella World Cup in programma nelle Filippine. Ne abbiamo discusso insieme a lei.

 

Che girone è quello che attende le Azzurre ? E come sono andati gli allenamenti durante la stagione?

È un girone che solo chi non conosce il 3x3 potrebbe definire semplice. La Repubblica Ceca sta lavorando da tanto sul 3x3, allenandosi anche durante l’anno. Due anni fa è stata campione del Mondo: puntano tanto su questa disciplina e non sarà semplice affrontarle, visto che hanno giocatrici d’esperienza ben allenate e nuova linfa. Il Turkmenistan lavora bene da due anni e ho avuto modo di parlare con l’allenatore che mi ha raccontato che stanno investendo molto. Hanno finito da poco i Giochi Asiatici, quindi è una squadra che sta giocando tanto assieme. Il Venezuela sicuramente non è tecnicamente all’avanguardia ma è una squadra tignosa, che non molla mai. La Malaysia invece non la conosco, ma nel 3X3 non sai mai cosa ti aspetta. E' una disciplina in cui devi essere concentrato sempre: un canestro dall’arco che vale due o i falli ti possono cambiare la partita, è importante segnare tanto e subito. Come in tutte le manifestazioni di questo livello dovremo avere da subito il massimo della concentrazione e della forma per arrivare all’obiettivo.

 

Il 3X3 diventerà disciplina olimpica dal 2020, come vi state preparando a questo obbiettivo? In diverse regioni è stato istituito il 3x3 a livello giovanile oltre l’ormai storico Join the game, come si pensa di strutturarlo?

Quest’anno abbiamo avuto un raduno a febbraio durante il quale sono riuscita a vedere un po' di giocatrici. Alcune le conoscevo già, e comunque piano piano stiamo diffondendo la mentalità del 3x3 a tutte le atlete. Tutto il mondo si sta attrezzando per l'appuntamento del 2020. Noi stiamo mettendo le basi creando la mentalità della disciplina, che è una costola del 5x5. Non ci inventiamo niente di nuovo però ci sono dinamiche diverse, come una preparazione tecnica e fisica a mio parere diversa dal 5X5. C ci stiamo allenando partecipando ad eventi in Italia e all’estero, e stiamo allargando la base organizzando campionati regionali per le varie categorie giovanili. Non solo, dunque,l’ormai consueto Join The Game che coinvolge le U13 e 14, ma veri e propri campionati regionali U15, U16 e 18 femminili e maschili che si concluderanno con la Finale Nazionale a Bari a giugno. Stiamo creando un'identità e una base per un movimento agli albori, per farci trovare preparati quando si presenterà l’occasione.

 

In alcuni stati il 3X3 si gioca tutto l’anno con relativo campionato: è possibile conciliarlo con il 5X5 creando atleti specializzati in questa specialità?

Secondo me si dovrà andare in questa direzione, non sarà una cosa immediata ma con il tempo ci si arriverà.Già in tutto il mondo ce ne sono, ci vorrà del tempo come è stato per il beach volley o per il calcio a 5, però la direzione dovrebbe essere questa,. nNon perché sia uno sport diverso, ma perché come ho detto prima richiede mentalità e dinamiche diverse che vanno allenate. Chiaramente un atleta di 5vs5 può giocare il 3vs3, ma poi bisogna perfezionarsi e dedicarsi alla disciplina che ha sfumature di gioco diverse.

 

Per un’atleta, ma anche per un allenatore, che differenze ci sono nella preparazione e nell’approccio alla gara in questa specialità?

Serverebbe un clinic per rispondere a questa domanda! Ci sono dinamiche diverse, io seguo da diversi anni il 3vs3 e quindi ho visto tante partite: ci sono dei dettagli che nel 5vs5 si curano magari meno, o in modo diverso, proprio perché è un gioco con ritmi diversi e di conseguenza anche la cura del gesto atletico è differente.  L'allenatore non può mai parlare durante la partita, quindi il mio lavoro è prima e dopo la partita e mai durante. È un lavoro di preparazione prima e dopo la partita, e visto che nelle competizioni 3x3 si giocano anche 3/4 partite in un giorno la preparazione dell’evento diventa fondamentale. L'atleta è autonomo in campo a tutti gli effetti, deve prendere decisioni importanti, deve essere atleticamente preparato e sapersi gestire, dosarsi per dare il contributo alla squadra in ogni partita e rimanere concentrato, senza farsi distrarre dagli eventi esterni come la musica e il pubblico. Essere professionale e professionista è un atteggiamento che paga al 100%.

 

Fai parte del progetto High School Basket Lab, che prende spunto dall’ex College Italia, fatto 10 anni dopo con le atlete 2003 e partecipate allo Young European Basketball. Che lavoro è stato progettato con le ragazze del collegiale permanente? E che livello c’è nelle altre rappresentative europee?

Fare parte del progetto High School Basket Lab è un’esperienza veramente intensa: ci sono ragazze 2003, a 14 anni, nel pieno della loro crescita. Il lavoro è stato improntato sull’individualità delle ragazze dal punto di vista tecnico, fisico e mentale. Cercando di insegnare i fondamentali di tiro, passaggio, palleggio, ad attaccare 1vs1 con e senza a palla, alle letture e alle collaborazioni. E’ un progetto triennale, sono state gettate le basi per costruire giocatrici complete di livello internazionale. Parliamo di una fascia di età delicata, le esigenze sono molteplici, e lo staff si sente responsabile di tutto ciò’ che ruota intorno a questa squadra. Abbiamo lavorato tantissimo con ragazze meravigliose facendo tre ore di allenamento quotidiano, per la cura del dettaglio a 360°. A livello europeo abbiamo trovato selezioni importanti e meno importanti, ma è un bagaglio di esperienza che ci si porta dietro per tutta la vita. Un progetto veramente importante e di qualità.

 

 

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