La forza di volontà per raggiungere un sogno

May 25, 2018

 

 

Elena Fietta da Bassano del Grappa all’A1: un sogno che diventa realtà

 

Elena Fietta nasce il 23-04-1995 ed inizia a giocare a basket all’età di 8 anni, spinta da un suo compagno di classe che portava sempre con sé un pallone e le ripeteva continuamente: “dai vieni a provare, ci divertiamo tantissimo!”. La curiosità le suggeisce di cominciare a Bassano del Grappa nella squadra dei maschi, nonostante in quel periodo la sua passione più grande fosse lo sci, praticato a livello agonistico. Fino ai 14 anni non riesce a prendere una decisione, ama entrambi gli sport allo stesso modo: durante la settimana svolge gli allenamenti di pallacanestro ma il week-end lo passa a San Martino di Castrozza tra le gare di sci.

Quando poi decide di puntare sulla pallacanestro, Bassano diventa la sua seconda famiglia: resta nella società che l’ha cresciuta fino ai 18 anni per approdare a Vicenza nella stagione del 2013/2014 anche perché quell’anno Bassano chiude il femminile. La scelta di Vicenza è ponderata: la città è vicino casa ed oltre al campionato di A2 può continuare il suo percorso nelle giovanili. Il 17 novembre 2013 esordisce ad Alghero in un campionato nazionale, segnando anche i primi punti ed entrando nella pallacanestro che conta (“almeno ho portato le paste solo una volta” aggiunge lei, ridendo). A febbraio Bologna le chiede di aggregarsi al gruppo U19 che avrebbe affrontato di lì a poco interzona e raggiunto le finali nazionali di categoria; lei accetta con lo spirito di chi vuole finire un cammino durato tanti anni, levandosi qualche altra soddisfazione. Si divide quindi tra Vicenza e Bologna e tra enormi sacrifici: i treni per raggiungere gli allenamenti, la scuola saltata ogni venerdì e sabato e tanti altri ma questo le permette, non solo di divertirsi ed affrontare nuove sfide, ma soprattutto di conoscere una delle sue attuali migliori amiche, Alessia Cabrini. Nel basket, può sembrare ovvio ma non per tutti lo è, l’amicizia va oltre la distanza.

Il secondo anno è quello in cui si cimenta davvero con la realtà dell’A2 e con la vita da giocatrice, lontana dalla famiglia e dagli amici più cari: la squadra è giovane e si trova subito bene con le compagne, che la aiutano ad affrontare le prime difficoltà. In più coach Barbiero le dà fiducia, la mette in quintetto, la fa diventare metronomo della squadra e la responsabilizza sempre di più. A gennaio però qualcosa va storto, inizia a sentirsi male, debole, perde di lucidità, la stanchezza prende il sopravvento e anche le cose più facili le sembrano difficilissime. In molti iniziano ad additarla come “pigra e scansafatiche” ma lei sa che c’è qualcosa che non va e ad aprile scopre di avere la mononucleosi da circa 4-5 mesi, smentendo tutte le dicerie che negli ultimi tempi le giravano intorno.

Finito il secondo anno decide di restare a Vicenza sia per continuare gli studi che per provare a trovare spazio in una squadra costruita per salire: alle veterane del gruppo si aggiungono Pegoraro, Stoppa e Jasmine Keys che diventa per Elena un punto di riferimento da seguire anche l’anno dopo a San Martino di Lupari. Con coach Corno il rapporto però non decolla e per il giovane play di Bassano è tempo di cercare nuovi stimoli. Arriva la chiamata da uno dei club più importanti nel panorama cestistico femminile italiano, coach Abignente le propone un progetto interessante: play titolare nell’A2 appena promossa e gli allenamenti con l’A1, con la possibilità di confrontarsi con Angela Gianolla e chissà poi. Per la ragazza nativa di Bassano è un’occasione troppo importante, non può essere rifiutata: il sogno di quando era bambina è lì, le basta allungare un po’ la mano per accarezzarlo.

La prima stagione è un turbinio di emozioni continue: gli allenamenti con la A1 si fanno sempre più frequenti e con l’A2 riesce a raggiunge i playoff all’ultimo sospiro. La serie con Bologna, testa di serie del girone, si conclude a gara 3 ma il match in casa è quello che più di tutti regala brividi, ancora adesso a ripensarci le viene la pelle d’oca. E’ un campionato quello della stagione 2016/2017 in cui finalmente gioca tanto e riesce ad esprimersi al meglio. Entrambi gli spogliatoi si rivelano “super” e sebbene non giochi le partite con la A1 si sente parte del gruppo come fosse la sua seconda famiglia ed è anche per questo motivo che decide di fermarsi ancora. San Martino e il suo coach possono fare ancora molto per lei: altre offerte ci sono ma lì ha già tutto ciò che desidera.

Il secondo anno è quello della consacrazione perché gli allenamenti sono solo con l’A1 e giorno dopo giorno si vede migliorata tanto da sentirsi più sicura in campo e sempre più dentro ai meccanismi di gioco e sebbene veda le sue compagne di A2 solo per le partite instaura un ottimo rapporto con tutte loro che in campo la vedono sempre più leader: è lei a prendersi più responsabilità nell’arco dei 40’ e a gestire i ritmi di gara a suo piacimento (9,8 punti con il 43% da 2 conditi da 4,2 rimbalzi e 3,6 assist). Coach Abignente si accorge giorno per giorno dei suoi miglioramenti, così come tutte le sue compagne, tanto che la convoca per le amichevoli, una su tutte quella contro Ekaterinburg.

In tutti questi anni in cui la pallacanestro ha rapito gran parte del suo tempo è riuscita a raggiungere ottimi livelli anche nello studio in cui a breve dovrebbe laurearsi in biotecnologie. Un grandissimo in bocca al lupo per tutto e per questa bellissima esperienza che stai per affrontare!

Ci sono storie da raccontare, storie di persone prima che di atlete. Storie di chi ha sempre sognato l’A1 e ha fatto in modo che il suo sogno diventasse realtà. Storie di chi ha passato ore ed ore in palestra per correggere il tiro o per capire i suoi errori. Storie di passione e sacrifici. E raccontare di queste storie fa amare questo sport ancora di più.

 

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