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Sara Domanin si racconta

July 4, 2018

"Il basket è uno sport per persone intelligenti. È imprevedibile, è l'energia di un giocatore mischiata alla forza dei compagni di squadra.... è armonia, magia, stupore". Attraverso questo concetto Sara Domanin inizia a raccontarci uno sport - il suo sport - scolpito nel proprio DNA. "La pallacanestro è stata ed è la mia vita", incalza Sara, "basta pensare che molti, nella rubrica del cellulare hanno memorizzato SARETTA BASKET. La palla a spicchi è stata il mio sfogo, la mia via di fuga nei momenti duri (soprattutto il dolore per la morte di mio padre), ha dato un senso ed una spinta in tanti momenti non facili. E mi ha dato carattere". Negli anni 80/90 lo sport si praticava sotto casa: calcio, pallavolo, corsa, ciclismo, tennis... l'unica attività fisica che richiedeva un qualcosa in più era la pallacanestro. "Mio nonno giocava a calcio e militò nelle giovanili del Milan, mio padre era un terzino forte (chiamato anche dal Napoli) e mia sorella adorava la pallavolo". "Avevo 7 anni e, passando per il campetto della chiesa, rimasi affascinata nel veder praticare uno sport nuovo... MAGICO. Iniziai ad andare agli allenamenti e l'anno successivo, dato che la mia città aveva ben 2 squadre in A1 femminile, scelsi quella sotto casa: la Pitagora Pescara. Un giorno, aspettando l'allenamento di minibasket, vidi le 2 nazionali americane Penny Toler e Venus Lacey che concludevano la seduta di tiro. Si avvicinarono a noi bambine e ci fecero roteare la palla sul dito... BOOM! È esploso l'amore eterno". Una carriera giocata davvero importante quella di Sara Domanin: "Le giovanili a Pescara, prima Pitagora e poi Yale; ho avuto una piccola esperienza in A2 nella Libertas Bologna del Presidente Civolani ma per motivi familiari tornai in Abruzzo. Lo stesso anno mi acquistò la Manhattan Basket Sulmona (AQ) e lì rimasi per 8 anni e mezzo. Dopo lo spavento del terremoto decisi di tornare a casa ma si propose il Monopoli. L' anno dopo ero alla Bull Basket Latina ed infine tornai a Pescara dove, prima con l'Adriatica-New Aurora e poi con la Phoenix, ottenemmo 2 promozioni consecutive dalla B alla A. Ho chiuso la carriera tornando alla Yale Pescara". Una cestista di grande spessore: "Non mollavo mai e "usavo" qualsiasi  situazione per caricarmi di grinta. Ho sempre preferito un bel passaggio ad un canestro personale; avevo massimo rispetto per le avversarie ma lo pretendevo anche in cambio. Non sono stata la più forte: sono stata la più furba, la più simpatica, la più paracula, la più grintosa, quella che ha fatto un lavoro di squadra negli spogliatoi... questo mi ha reso una giocatrice! Non ero visibilmente forte ma fondamentale con il mio gioco sporco. L' importante è sempre avere carattere. Mi reputo una persona leale, onesta, che esige rispetto ma che esprime e cerca sempre e comunque il sorriso. Sono furba ma anche sensibile ed attenta; amo lo sport in generale e... i cani (angeli puri e fedeli)". Da fine settembre 2017 l'esperienza in panchina, come Allenatrice: "Ho smesso di giocare dopo una semifinale per l'A2 persa contro Faenza dei 2 pilastri Ballardini-Eric... sono stati mesi duri: quando per 30 anni fai la stessa vita sui campi non è facile reinventarsene una. Sembra un'esagerazione ma è una botta forte, finchè ho deciso di fare il corso da Allenatore: dovevo "salvarmi" e dovevo avere a che fare con il basket; avevo avuto delle esperienze di come vice e mi ero appassionata. Mi ha chiamata il Popoli Hops come Capo Allenatrice U16 e U20: con poca esperienza ed i consigli giusti sono riuscita ad ottenere piccoli ma evidenti risultati". Un ruolo sicuramente non facile ma estremamente importante e gratificante: "Sono un'Allenatrice che educa tramite la pallacanestro, spingendo le proprie ragazze a credere in se stesse, a  sognare e a lavorare per ottenere ciò che vogliono con il sacrificio, scandito da un lavoro cestistico tecnico-fisico e atto a creare una forza corale. Forse sono ancora una compagna di squadra più grande... mi piace unire il sorriso ed il lavoro sul campo. Nei piccoli ambienti si lavora molto anche sulle difficoltà che l'adolescenza comporta ma preferisco che le mie atlete, prima di essere giocatrici di basket, siano DONNE che giocano a basket e che siano forti e felici della vita. Che cosa trasmetto? Sicuramente entusiasmo per questo sport e passione. Quando concludi l'anno e le ragazze ti chiedono se possono continuare ad allenarsi l'estate è una bella conquis

 

ta. Loro mi danno soddisfazioni continue in tutto ciò che fanno. Quando alleno non guardo mai l'orologio". Capitolo progetti futuri: "Non sono estremamente ambiziosa, ho tanto da imparare e ciò che al momento mi preme è insegnare pallacanestro, passione, sacrificio e far capire che tutto ciò servirà nella vita. L' anno prossimo continuerò la mia esperienza con il Popoli, perchè voglio continuare questo percorso con le basi dell'anno scorso". Un grandissimo esempio Sara Domanin, una risorsa estremamente positiva: il basket, lo sport in generale e la vita quotidiana ha ancora tanto bisogno di lei... e come ama ripetere: "Il tempo passa e non torna indietro, godetevi ogni secondo al massimo".  

Enrico Ferranti.

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