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Pausa serie A, andiamo a vedere lo spazio riservato alle under, i numeri e il nostro sistema giovanile

November 20, 2018

Anche se in Italia si tende a considerarle “giovani” fino a ben oltre il tesseramento senior, le Disposizioni della FIP parlano chiaro: atleta giovanile per la stagione in corso sono le nate fino al 1999, mentre le senior sono nate 1998 e precedenti. Da non confondere con atleta over o under, con il quale spesso si fa confusione, la distinzione tra atleta over ed atleta under non afferisce in alcun modo allo status di atleta di categoria giovanile o senior. Questa distinzione viene introdotta per singolo campionato per specifiche richieste dell’organizzatore del campionato, dove ad esempio si voglia utilizzare atleti al di sotto o al di sopra di una certa fascia di età. Per esempio, qualora in un campionato si voglia utilizzare un minimo di atleti di età inferiore ai 23 anni, sarà introdotto un criterio per cui i club dovranno schierare un minimo di under 23, ad esempio classe 1997. Questa condizione non andrà a modificare lo status di atleta categoria senior propria delle nate 1997. Quindi, in seguito analizzeremo in occasione di questa prima pausa del massimo campionato italiano femminile, quante under (nate 99 in poi) hanno spazio nella massima serie, come fatto la scorsa stagione e chi tra queste in competizioni europee con i club.

Analizzando i roster squadra per squadra, partecipanti alla serie A1, abbiamo trovato cinquantaquattro atlete, con la maggior concentrazione a Battipaglia e Vigarano che possono contare rispettivamente su 9 ed 8 atlete under. Attenzione però, perché dal roster ad essere effettivamente convocate e inserite quanto meno in lista gara non è da tutte, infatti ,un altro dato è che di queste cinquantaquattro, che diventano cinquantacinque con Chagas classe 2001 schierabile al momento solo in Eurolega, per motivi regolamentari (non ha ancora acquisito la formazione italiana), sei non sono mai state in lista gare, una è infortunata, mentre delle restanti seppur in lista gara, venti non hanno mai messo piede in campo, mentre solo undici entrano in campo con una certa continuità, almeno nella metà delle sei giornate finora disputate in Campionato.

Un altro dato: due le italiane che hanno fatto qualche minuto in competizione europee: Fassina classe ’99 con Schio e Madera classe ’00 con Venezia. Dati presi dalle statistiche ufficiali di Lega Basket Femminile ed FIBA ci dicono che le nostre under spesso vengono invogliate ad entrare nel mondo senior anzitempo, e per qualcuna di loro senza seguire il naturale percorso di crescita, per poi di fatto fare panchina e zero esperienza. In tutto questo d’estate in Azzurro queste ragazze, e molte altre dato che il Settore Squadre Nazionali Giovanili vince costantemente a livello Europeo e Mondiale più del maschile da oltre un decennio, questo sta a significare che i talenti ci sono ancora in Italia, ma che non sempre vengono valorizzati proprio in questa fascia di età che, guarda caso, coincide con l’età del cosiddetto dropout, ossia l’abbandono dell’attività sportiva, non solo agonistica, ma proprio dell’attività sportiva in generale che viene sempre più valorizzata dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), per crescere in modo sano e prevenire l’insorgere di malattie.

Questa è la situazione generale, chiaramente in alcuni contesti ci sono ragazze già fisicamente mature ed altre che fisicamente, tecnicamente sono più acerbe e che se a livello giovanile fanno la differenza in Europa e nel Mondo come le ragazze che vinsero il primo Argento al Mondiale 2016 a Mathosinos, per il nostro Campionato non sono considerate “pronte” o come scritto in un articolo di recente pochi (allenatori e dirigenti) hanno il coraggio di lanciare le giovani in campo, d’altro canto c’è una grossa differenza tra l’Italia e altri Paesi, dove l’attività viene fatta nelle scuole prima che nelle società sportive e dove vi sono prospettive a più lungo termine. Mentre in Italia una giocatrice o un giocatore si considera a 17/18 anni un prodotto finito, in altre Nazioni il termine dello sviluppo è spostato intorno ai 22 anni, cosa che avviene per esempio in NCAA dove le nostre giovani scelgono di andare sempre più frequentemente rispetto al passato. Riporto uno stralcio dell’intervista di Italhoop a Andrea Menozzi Responsabile del Settore Giovanile Grissin Bon Reggio Emilia “il nostro errore è valutare come prodotto finito un ragazzo di 18 anni. Affacciandosi ad un campionato senior professionistico, la situazione è quella di un ragazzo che deve giocarsi il posto con giocatori stranieri che hanno almeno 23-24 anni e che vengono da un’esperienza in un campionato vero, praticamente “professionistico”, come quello del college oppure in campionati professionistici veri come le leghe dell’est. Perché in NCAA, oltre a studiare, vivono come dei professionisti, facendo attività full time e giocando un campionato di buon livello. Questi giocatori arrivano in Italia con almeno 3/4 anni di esperienza in una competizione di questo tipo e magari anche dopo aver giocato in campionati minori in giro per il mondo. E’ dura, per i nostri giovani, giocarsi il posto in questo modo, non mi sembra che siano nelle condizioni per giocarsela alla pari. Poi c’è ovviamente qualche eccezione, ma non dobbiamo fare i conti sulle eccezioni, noi dobbiamo costruire un sistema che funzioni bene per il maggior numero possibile di ragazzi e non su alcune eccellenze. Non voglio essere frainteso, non intendo dire che i giovani italiani debbano avere un percorso privilegiato; tutt’altro, devono essere ben consapevoli che quasi tutto dipende da loro, da quanto valgono e da quanto s’impegnano. Dico che devono essere posti nelle condizioni di giocarsela ad armi pari. Mi sembra che anche il mondo del calcio si stia interrogando sugli stessi temi, ad esempio con la riflessione sulle “seconde squadre”.

Questo articolo per ragionare su un discorso più ampio che ci tocca tutti, addetti ai lavori e appassionati di pallacanestro femminile in particolare, queste ragazze sono il nostro futuro e non possiamo permetterci che il lavoro svolto e i sacrifici delle stesse atlete non producano i frutti che meritano, assieme si può….si deve cambiare.

 

 

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