Crespi, il ct di Raffaella Masciadri: «L’ho lasciata fuori in segno di rispetto. Ma so di aver sbagliato»

November 27, 2018

Riportiamo un articolo apparso oggi sulle cronache del Corriere della Sera, dopo che nei giorni scorsi, a seguito della clamorosa scelta del CT Crespi di non schierare per l'ultima gara in Azzurro della capitana Raffaella Masciadri, ha espresso il suo disappunto per l'accaduto la ex-nazionale Stefania Passaro attraverso una lettera aperta al presidente FIP.

Un'articolo di Roberto De Ponti, sul prestigioso editoriale ha rintracciato proprio la capitana Masciadri per chiederle se per la clamorosa svista del suo allenatore le erano arrivate quantomeno delle scuse, «Mi ha chiamata e si è scusato per non avermi chiesto se volevo entrare a 5 secondi dalla fine» dirà la cestista nell'intervista.

Oggi un'ulteriore articolo di Serra, questa volta vi è la replica di coach Crespi e del presidente FIP che vi riportiamo in seguito:

 

Il coach della nazionale femminile di basket «Avrei dovuto chiedere a lei, ma sono stato leale: quando a giugno era senza squadra le ho assicurato che l’avrei convocata»

 

«Ammetto l’errore, ma purtroppo non si può tornare indietro». Il ct della nazionale femminile di basket che ha appena conquistato la qualificazione agli Europei 2019 non può negare l’amarezza. «Sento dispiacere. Ho sbagliato perché ho agito pensando di fare il meglio, senza chiedere alla diretta interessata cosa preferiva lei. La mia era una scelta di rispetto per la sua carriera, darle sedici o cinque secondi a fine partita mi sembrava irriguardoso. Non mi aspettavo di passare per quello che non sono».

 

L’ultima partita e l’accusa di Passaro

Marco Crespi, 56 anni, da trenta allenatore di pallacanestro e da due commentatore sportivo per Sky, è passato per il commissario tecnico che ha negato alla capitana Raffaella Masciadri il tributo dei tifosi nell’ultima partita in maglia azzurra. Mercoledì scorso a La Spezia, quando mancavano cinque secondi al fischio finale e l’Italia era in vantaggio di sei punti sulla Svezia, non ha fatto entrare la campionessa (38 anni, quattordici scudetti, dodici supercoppe, 192 presenze in nazionale) per la standing ovation del pubblico. L’ex capitana Stefania Passaro, pluriscudettata con Vicenza e Como, ha scritto al presidente di Federbasket Gianni Petrucci chiedendogli cosa avrebbe pensato se lo stesso trattamento fosse stato riservato a un calciatore del calibro di Buffon. E ha denunciato, nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne, «l’indifferenza deliberata di chi, ricoprendo un ruolo di potere, disattende diritti che a volte non sono normati, ma che non per questo possono essere ignorati».

L’amarezza e la promessa mantenuta

«Provo amarezza», spiega Crespi per telefono. «Penso di essere stato trasparente e leale con Raffaella Masciadri da subito, da quando mi ha chiamato a giugno per dirmi che era senza squadra e io le diedi massima disponibilità al fatto che per rispetto a un impegno preso verso le partite di qualificazione all’Europeo avrebbe sicuramente indossato una delle dodici maglie. Sempre allora, con la massima franchezza, aggiunsi che nel caso di qualificazione non sarebbe più rientrata nel programma». Mercoledì, però, le cose sono andate come neppure Crespi aveva in mente. «L’obiettivo chiaro era qualificarsi e qualificarsi come primi, questa era la cosa più importante al di là di Masciadri. Nella mia testa avevo immaginato di farla entrare all’inizio del quarto tempo, sperando che facesse canestro, per poi toglierla. Ma tutto il vantaggio conquistato all’inizio, dove avevamo dominato tatticamente e intellettualmente, lo abbiamo perso dopo e bisognava rimontare. A sedici secondi dalla fine, non a cinque, ho guardato i miei assistenti, Giovanni Lucchesi e Cinzia Zanotti. Lui mi ha detto: “Possiamo mettere Masciadri”. Lei ha fatto una faccia come a dire: “Ma no, cosa la fai entrare adesso?”. Ho pensato che fosse irrispettoso e ho sbagliato, perché invece ci teneva».

 

Nessun sessismo

Respinge con fermezza, invece, la domanda se avesse tenuto lo stesso comportamento con un giocatore maschio. «La trovo offensiva verso le donne». La lettera di Stefania Passaro a Petrucci, in realtà, non la rende così inverosimile. «Non voglio replicare a Passaro. Quello che so è che da quando ho cominciato ad allenare le donne, il mio unico parametro è stato cercare di avere con tutte un rapporto emotivo, personale, tecnico individuale, così come succede con i maschi». 

 

Tanjevic, Bearzot e Spalletti

In sua difesa è intervenuto anche Bogdan Tanjevic, direttore generale tecnico delle squadre azzurre: «Penso che sia un attacco ingiusto a un allenatore fantastico. Ricordo una volta, da commissario tecnico della nazionale italiana, di aver lasciato fuori Nando Gentile, il miglior giocatore dopo Dino Meneghin. E lui non si è sognato di obiettare...». Nel calcio ci sono esempi opposti, da Enzo Bearzot che fece giocare Franco Causio almeno per pochi minuti durante la finale del 1982 contro la Germania, a Luciano Spalletti, che negò San Siro a Totti poco prima del ritiro. Crespi ammette: «Non ricordavo Bearzot, ma Spalletti sì. Credo che una cosa sia il momento agonistico, un’altra le celebrazioni. Se serve, festeggeremo Raffaella ancora».

 

 

 

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