Francesca Putti si racconta

December 24, 2018

 

"Sono una giocatrice che, in campo, mette grinta e aggressività. Non mi tiro indietro in difesa, mi lancio a rimbalzo e cerco di dare energia. Esco spesso dagli schemi, a volte un po' troppo.... dovrei essere meno istintiva e ragionare di più, questo è un mio difetto". Si presenta così Francesca Putti, classe 1997, guardia approdata recentemente in casa Sanga Milano. "Sono approdata in questa meravigliosa realtà da 2 settimane", le sue parole, "rientravo da un intervento alla caviglia che non mi aveva ancora permesso di giocare quest'anno. Mi sono trovata benissimo dal primo giorno: il Sanga rappresenta - per me - uno stimolo, un'opportunità e tanta voglia di lavorare. È un bell'ambiente che ti permette di lavorare bene, quindi è molto stimolante per quanto mi riguarda. Si respira aria buona; le ragazze sono super, lo staff tecnico e medico è di primo ordine... non ho avuto nessun problema ad ambientarmi, sono stata accolta a braccia aperte da tutte. Sicuramente dovrò lavorare molto e mettermi in gioco per recuperare al massimo e adattarmi alla squadra, che è molto giovane, ma molto unita. Tanto lavoro di squadra ma tante buone intenzioni". Una carriera indubbiamente già molto importante per Francesca Putti: "La mia passione per la pallacanestro è nata all'età di 9 anni quando, desiderosa di provare questo sport, mi sono presentata in palestra e ho avuto la fortuna di incontrare Monica "Moki" Stazzonelli. È stata lei a trasmettermi tutta la passione per la palla a spicchi e a farmici innamorare. Ho giocato al Lussana Bergamo per 7 anni, prima con i maschi poi nella squadra femminile. Nel 2012 (ultimo anno di Moki al Lussana) ci siamo conquistate le finali nazionali; ho militato un altro anno a Bergamo, ma il presidente aveva distrutto tutto quello che Moki aveva costruito in 6 anni lì. L' anno successivo ho giocato con la maglia Milano Basket Stars in U17 per poi lasciare la mia famiglia ed arrivare a Schio dove sono rimasta 2 anni, gli ultimi 2 del Liceo: è stata un'esperienza incredibile; sono cresciuta molto sotto tutti i punti di vista. Lì ho giocato il campionato di A3, U19 e ogni tanto facevo rotazione con la prima squadra (pazzesco essere sullo stesso parquet con quei mostri sacri della pallacanestro). Il primo anno ci siamo conquistate le finali nazionali U19 ed i playoff di A3 che, purtroppo, non ho potuto disputare perchè poco prima mi ero rotta il collaterale del ginocchio. Al termine dei 2 anni a Schio, mi sono spostata a Milano per l'Università e - avendo già giocato a MBS - quando mi ha chiamato il presidente per giocare in serie B da loro, ho risposto subito di si. Ho giocato 2 anni con loro ed ho iniziato questa stagione operandomi alla caviglia, quindi senza giocare praticamente mai con le Stars fino alla chiamata di Franz Pinotti". Ma che cosa rappresenta il basket per questa talentuosa cestista? "Una valvola di sfogo, è divertimento e - allo stesso tempo - sacrificio. È un momento di condivisione; è creare un gruppo che abbia lo stesso obiettivo, dando il proprio contributo. È tensione, adrenalina.... è gioia e felicità. È esultare per una vittoria, piangere per un infortunio; è battere il 5 ed incitare una compagna. È mettersi in gioco di continuo, cercando di alzare l'asticella e superare i limiti". "Attualmente frequento il terzo anno di Biotecnologie Mediche all'Università degli Studi di Milano e, se tutto va bene, dovrei laurearmi a luglio", prosegue Francesca Putti, "prima avevo frequentato il Liceo Scientifico: i primi 3 anni a Bergamo e gli ultimi 2 a Schio". I progetti sono, indubbiamente, all'altezza di questa ragazza dalle notevoli doti tecniche ed umane: "Dopo la laurea vorrei realizzare uno dei miei sogni nel cassetto: fare un'esperienza estiva di volontariato in Africa. Per il futuro ho in mente di iniziare la magistrale dopo la laurea in Medicina Molecolare - sempre a Milano - per proseguire il mio percorso di studi e continuare a giocare a pallacanestro. Non riesco ad immaginare la mia vita senza la palla a spicchi, almeno per il momento mi risulta impossibile"

 

Enrico Ferranti

Foto realizzata da Carlo Ferrario
 

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