Nunzia Fabrizio si racconta

May 4, 2019

 

À tutti coloro che mi hanno sempre chiesto quanto tempo avessi perso dietro alla pallacanestro e a quante cose mi avesse fatto rinunciare, ho sempre risposto che il basket non è una sottrazione, è un prodotto: amplifica amicizie, soddisfazioni, gioie, dolori, il senso del dovere e del volere". Nunzia Fabrizio e la palla a spicchi: un rapporto davvero molto speciale. "Ho iniziato a praticare questo meraviglioso sport all'età di undici anni nell'Airino Basket Termoli, in Molise, nel ruolo di ala", le sue parole. "Ho trovato - fin da subito - allenatori capaci di trasmettermi la passione per questo sport.... figure carismatiche che mi hanno accolto e coinvolto in un gruppo fantastico con cui ho imparato a crescere, soprattutto come persona. Grazie al sostegno della mia famiglia, ho vissuto tantissime esperienze positive e gratificanti su un campo da gioco, tanto da avere la fortuna di vincere due campionati giovanili, di poter giocare in diverse società, in diverse categorie e in diverse regioni (Abruzzo, Campania, Lazio), di potermi e poter allenare insieme a persone fondamentali per il mio percorso formativo". "Sono anni che mi dedico quotidianamente alla pallacanestro", prosegue Nunzia Fabrizio, "prima come giocatrice poi, per cause di forza maggiore, come allenatrice: nonostante la mia giovane età (25 anni) è da un po' di anni che alleno, sia bambini del minibasket, sia a livello giovanile. Ho avuto anche il piacere di allenare l'Atletico San Lorenzo, squadra militante nella serie C femminile del campionato laziale e soprattutto di essere stata allenatrice ed organizzatrice di un progetto fantastico dal nome Basket Beats Borders, progetto che dura da tre anni e prevede una collaborazione con una squadra palestinese formata da ragazze che vivono nel campo profughi di Shatila, in Libano". Una passione per la pallacanestro che esce anche dai confini del parquet: "Sono dottoressa magistrale in Filosofia con una tesi specialistica sulla filosofia dello sport, per cui il motto indicativo del mio percorso futuro e complementare tra questi due mondi riprende le parole del filosofo e giocatore di basket Giovanni Boniolo: "In un campo di basket c'è il significato profondo di regola, l'esito di un processo di allenamento faticoso come lo è qualunque processo di formazione culturale, la solidarietà fra i componenti di una squadra, il ruolo dell'arbitro-giudice e della punizione, c'è l'implementazione di canoni estetici, c'è il tempo dell'esistenza sportiva che scorre e che si mostra finito, c'è la riflessione sui limiti, c'è la grandezza e la meschinità, il coraggio e la codardia, la capacità di essere uomo libero e di essere servo. Insomma c'è la vita o meglio, se mi è concesso, c'è la vita in vitro". La grandezza di Nunzia Fabrizio si evince anche da queste sue parole: "Della mia esperienza cestistica di giocatrice ricordo il sudore; non c'è stata partita o allenamento in cui non abbia sudato e dato tutta me stessa. Della mia attuale esperienza di allenatrice, invece, cerco di insegnare e far rispettare sempre le regole, la pallacanestro è una somma di regole e la ribellione più grande è saperle rispettare. Le regole ed il sudore sono il mio binomio vincente. Cerco di trasmettere ogni giorno ai miei ragazzi la bellezza di questo sport, di insegnare loro ad essere autonomi e responsabili delle proprie azioni, fuori e dentro il campo da gioco, di educarli all'idea che nella pallacanestro - come nella vita - non è mai detta l'ultima parola: "è finita, sta finendo, forse finirà" (Samuel Backett). 

 

Enrico Ferranti.

 

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