Dalila Domizi si racconta

June 13, 2019

 

"Questo sport è - da sempre - la mia vita parallela, il mio compagno di viaggio (ancora per molto spero), il mio sfogo più grande, il divertimento più adrenalinico che esista". Dalila Domizi: un esempio in campo e al di fuori del parquet. Un punto di riferimento, una campionessa a 360^gradi, una carriera che parla da sè..... una giocatrice estremamente talentuosa con doti tecniche ed umane eccelse. Classe 1991 (compie 28 anni domani, 14 giugno); guardia dell'Akronos Libertas Moncalieri: "Le emozioni che mi ha regalato la pallacanestro sono indescrivibili" - le sue parole - "tantissime, tutte diverse! Mi ha fatto conoscere persone uniche con cui ho condiviso vittorie, sconfitte, sorrisi, incazzature, problemi e pensieri.... e fondamentalmente è questo che fa la differenza". La passione per la pallacanestro nata per caso: "Una telefonata di un'amica che mi invitava a giocare a basket all'età di 12 anni.... un anno in una squadra tra amiche e subito dopo il passaggio alla NOICOM Torino, ex Pallacanestro Femminile. Il risultato? Io ho continuato a rincorrere quella palla a spicchi e lei credo abbia smesso già da un po', ma devo dirle grazie per quella telefonata". Ripercorriamo la carriera di Dalila Domizi, un percorso davvero molto prestigioso e ricco di soddisfazioni: "La gavetta come la maggior parte delle giovani che entrano in prima squadra in punta di piedi. All'età di 15 anni l'esordio in serie B1, contemporaneamente campionati giovanili e prime squadre; doppi tesseramenti in B2 regionale per fare esperienza e confrontarmi con giocatrici più esperte". STAGIONE 2008/2009 E 2009/2010: "Campionato di B1 - 2 finali promozioni per salire in A2, perse entrambe - ma tutto fa esperienza". STAGIONE 2010/2011: "Anno a Biella - prima promozione in A2". STAGIONE 2011/2012: "Primo anno in A2, praticamente stessa squadra ma si torna a Torino, rischiamo la retrocessione - ci salviamo. Fin qui praticamente sempre la più piccola". Da qui inizia la vera scalata. STAGIONE 2012/2013: "Si torna in A3, per motivi economici non riusciamo a mantenere la categoria conquistata sul campo. È la stagione dell'infortunio al ginocchio, alla seconda di campionato - stagione finita! Anno di pazienza e lavoro ancora più duro (ma fa parte del gioco e anche questi momenti fanno crescere e plasmano il carattere di un giocatore). Vinciamo il campionato. Promozione in A2. L' anno successivo si riparte da qui". STAGIONE 2013/2014: "Si gioca in A2; non sono più la più piccola, ma non ancora la più vecchia. Si rientra dell'infortunio con una voglia inaudita, impossibile tenermi ferma! Questa volta sono il Capitana: aumentano i minuti e le responsabilità. Arriviamo in finale contro Trieste. Perso. Ancora una possibilità: spareggio con Battipaglia. Perso ancora! Non importa, ci ritroveremo l'anno prossimo". STAGIONE 2014/2015: "Ancora A2. Ancora Capitana. Ancora una volta un gruppo unito che questa volta raggiunge il suo obiettivo: la massima serie. L' A1, conquistata sul campo di casa, con tantissimo pubblico al seguito ed un fratello come "capoultras" che mi ha seguito in ogni maledetta partita, sempre presente con il cuore e con la voce a cui dire grazie non basterebbe. Dopo 32 anni Torino torna in A1. I miei ricordi? Lacrime, gioia e tantissimi abbracci". STAGIONE 2015/2016: "LA MASSIMA SERIE! Compagne americane, nuovi innesti, nuovo livello, nuovo campionato; sempre Capitana ma le difficoltà aumentano e la competizione è molto più difficile. Però la voglia non manca mai, si continua a lavorare duramente, costantemente.... mai accontentarsi, avere sempre fame di nuovi stimoli e di nuove sfide, nonostante le mille difficoltà e l'ambiente sempre più difficile, sempre più ostile. Pochi minuti, poco campo ma mai mollare. Manteniamo la categoria, superando anche il primo turno play-off (ribaltando gara 1 da -17 a +21 di gara 2).... altre emozioni (un sapore diverso ma comunque emozioni). Nel frattempo continuo a studiare con l'obiettivo di laurearmi in Economia". STAGIONE 2016/2017: "Si riparte dalla serie C con TTB PINO. Realtà diversa, seria e professionale, e anche qui un gruppo di persone affiatato. Un altro livello ma una mentalità stakanovista come la mia. Mi laureo; il mio basket - questa volta - si ferma alla semifinale play-off contro Savona". STAGIONE 2017/2018: "Smarrimento! Si cerca un lavoro, forse si smette, grande confusione. Momento di scelte, forse cambiamenti. Opportunità in PMS: con altre priorità per la testa inizio ad allenarmi; sono la più vecchia di un gruppo di giovani (alcune con 10 anni in meno - un po' come era successo a me prima, ma i ruoli questa volta sono invertiti). Sono un esempio; obiettivo: trasmettere tutto quello che ho imparato fino a questo momento. Cosa mi hanno dato in cambio quelle giovani? La FAME e la VOGLIA di un tempo che forse avevo smarrito. Un ambiente ideale, sereno, vivo! Si vince il campionato, ribaltando il risultato di -21  in gara 1 a un +31 in gara 2, sempre qui, di nuovo in casa, nuove emozioni". STAGIONE 2018/2019: "Serie A2. Il gruppo è davvero giovane. È la prima volta per molti, che si fa? Mentalità, coesione e collaborazione.... campionato più che dignitoso. Si conquista la qualificazione alla Coppa Italia, si arriva in finale! Prima finale di Coppa Italia per tutti.... pelle d'oca ancora adesso e adrenalina che mi fa battere il cuore se ci penso. Indescrivibile, dovrei parlare di profumi, suoni e sguardi.... troppo difficile. Si perde, grande rammarico, ma c'eravamo; eravamo vive e tutti si sono accorti di noi e del lavoro che avevamo fatto creando una squadra che, mattone dopo mattone, ha costruito la sua identità. Epilogo dell'anno: si esce in semifinale play-off contro la squadra che in seguito ha vinto il campionato. È stato forte". Che giocatrice è Dalila Domizi, come si reputa? "Molto altruista, forse troppo. Contropiedista, tiro dagli scarichi e buon palleggio arresto e tiro. Un rimpianto? Aver iniziato tardi e non aver lavorato abbastanza sul ball handling. Ottime capacità difensive. Sono sempre un po' il collante del gruppo, trascino le mie compagne e incito a non mollare mai. Bisogna lavorare e perseverare per ottenere i risultati: lo credo davvero, in campo come nella vita. E soprattutto ho capito che il gruppo ti può portare oltre i tuoi limiti". Al di fuori del parquet? "Lavoro da un anno e mezzo in un'azienda, nell'ufficio commerciale e mi occupo di marketing. Sono molto contenta, è esattamente il percorso che ho scelto e che ho perseguito durante i miei studi". Lavoro che si intreccia con il basket: "Nel frattempo continuo a giocare, perchè non posso farne a meno, perchè le emozioni che mi regala quella palla a spicchi, quella maglia e quello spogliatoio non ci sono da nessun'altra parte. Unire sport e lavoro è dura: vuol dire sacrificio, stanchezza, ma le cose facili non mi sono mai piaciute". Il motto di Dalila Domizi rappresenta tutta la sua grandezza: "Avere fame sempre, in tutti i campi della vita. Perchè è quella fame che ti spinge sempre ad alzare l'asticella, a cercare di raggiungere sempre il massimo e a porti nuovi obiettivi". 

 

Foto realizzata da Fulvio De Asmundis.

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