Il CONI inserisce la rettifica FIP per le categorie di interesse nazionale.Lunedì riunione Regioni

Quasi un anno di pandemia e le situazioni si evolvono, cosi come si evolve a causa del covid-19 tutto ciò che ruota intorno alle nostre vite. Sabato 3 gennaio, a sorpresa dei presidenti regionali ma anche dei consiglieri federali (o di parte di essi) è uscita una discussa nota FIP nella quale si chiedeva al CONI di inserire nelle categorie di interesse nazionale la serie B femminile, C Gold e Silver maschile e tutta l’attività giovanile che prevede una fase finale nazionale.

Questo ha provocato, come prevedibile un grande fermento tra gli addetti ai lavori e non che provavano a dare la loro opinione o interpretazione a questa mossa della Federazione. Proviamo, nel nostro piccolo e per quanto riguarda il nostro settore di interesse, il femminile a dare una chiave di lettura circa quanto accaduto.

Iniziamo con il precisare che il distinguo tra categorie non piace a nessuno, ma in un momento come questo è a nostro avviso necessario farlo, poiché il tutti o nessuno, non ci fa andare lontano in questo momento storico anche se, a livello teorico rimane sempre la cosa migliore, nella pratica poi ci sono da fare delle scelte, giuste o sbagliate ma una Federazione le deve fare e, a nostro avviso è arrivata con almeno quattro mesi di ritardo dopo aver duramente criticato le altre federazioni (il volley su tutte) e gli Enti con tanto di diffida agli arbitri federali di prestare servizio per quest'ultimi.

Adesso è arrivata la richiesta di rettifica per poter ricominciare ad allenarsi, (in tanti hanno male interpretato o anticipato a campionati ma per ora si parla esclusivamente di potersi allenare al coperto). Il CONI in linea con quanto fatto finora ha rettificato ieri, inserendo le categorie richieste dalla FIP a integrazione della lista degli eventi e competizioni di livello agonistico e riconosciuti di preminente interesse nazionali.

Quindi tutto questo serve per poter tornare ad allenarsi in palestra, non certo al momento, visti i numeri dei contagi e la proroga di apertura della scuola, a disputare campionati anche perchè, partendo dal settore giovanile le nostre ragazze sono ferme da ottobre, mentre chi aveva campetti esterni dedicati e con il meteo a favore ha potuto allenarsi individualmente se non era nelle zone vietate secondo DPCM o decreti legge in vigore. Ha sollevato un sacco di polemiche la classificazione di chi può, quindi chi partecipa a campionati élite, e chi non può partecipando a campionati regionali. Questo per come la vediamo noi, in attesa della riunione tra i presidenti regionali e la Federazione che ci darà maggiori delucidazioni in merito, è un falso problema dal momento che, per i campionati giovanili femminili ad eccezione dell'U.13 e della regione Lombardia (dove a causa dell'elevato numero le iscrizioni sono già determinanti) per il resto d'Italia (se vi è qualche regione che a noi ci è sfuggita segnalatecela, grazie), i campionati femminili partono tutti come regionali e al termine del girone di ritorno, sulla base dei posti assegnati dalla FIP per regione le prime partecipano a spareggi e concentramenti per arrivare alla finale nazionale di categoria per le under 14,16 e 18, ma lo era anche per l'ormai defunta U.20.

Quindi a nostro avviso questo problema è di facile soluzione visto che di fatto all'iscrizione non vi è predeterminazione. Altro discorso va fatto per la serie B femminile che è di fatto il serbatoio per le categorie nazionali, però è composta da atlete che nella maggior parte dei casi, fatta eccezioni per alcune realtà che da nord a sud hanno progetti pluriennali e che quindi hanno investito nella propria strutturazione societaria inserendo in organico atlete a tempo pieno, altre realtà, non vivono solo di pallacanestro ma sono studentesse universitarie o lavoratrici, per le quali un caso di positività covid in squadra vorrebbe dire isolamento fiduciario ed è a nostro avviso un tantino di difficile attuazione, visto che in ogni regione o quasi vi sono realtà con progetti pluriennali che puntano al nazionale e altre che invece fanno la categoria per dare riferimenti al proprio settore giovanile e minibasket. Vedremo dopo la riunione di lunedì 11 gennaio le soluzioni che verranno prese in merito, ma sopratutto come verranno attuate anche nei protocolli.

Protocolli che come è noto, non sono irrilevanti per le società dal lato economico e questo è un ulteriore motivazione a nostro avviso per far ripartire solo gli allenamenti delle società che disputando il massimo campionato regionale e con squadre giovanili in grado di sostenere i costi di concentramenti, spareggi e finali si può ipotizzare siano più strutturate da questo punto di vista, poi la pratica è un altra cosa.

Altro problema non meno rilevante, sarà il nodo delle concessioni delle palestre, palazzetti dai sindaci e dirigenti scolastici che vorranno assicurarsi che le società sanifichino gli ambienti secondo procedure che sono tutt'altro che economiche e devono esser fatte da personale professionale, aggiungendo ulteriori costi, il tutto senza (o quasi alcune lo hanno fatto nonostante lo stop) incassare le quote associative, ma a parte quelle realtà con meno di 25 iscritti, hanno potuto chiedere i fondi al Governo che non coprono interamente ma aiutano.

Quindi qualcosa si sta muovendo a livello politico ancora, a livello pratico attendiamo il Governo con le nuove zone a partire da dopo l'Epifania, quanto verrà deciso alla riunione con le regioni e cosa verrà attuato per poter far rientrare le ragazze in palestra, ma dicerto non illudiamoci di intraprendere campionati. Rimane il fatto che come scrivemmo in piena prima ondata, quest'anno doveva essere l'anno zero, di rivisitazione, di nuove formule e sperimentazioni, scelte coraggiose, pianificazione a breve-medio termine invece rincorriamo ancora una volta gli eventi che, con questa classe politica non riusciamo a dominare.


S.Z.


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